Arte, amore e fantasia. Laboratori e Libri d’artista nella fucina creativa di Beba Restelli

Giocare con la fotocopiatrice, Bruno Munari presso il Lab. di Beba Restelli (1991).

di Lucia ValcepinaNell’appartata via Cavalieri di Milano, a pochi metri dal caos, scopriamo un luogo dove l’arte, sulla via tracciata da Bruno Munari, stabilisce un appuntamento ininterrotto con piccoli e grandi creativi. Voce e protagonista di questo incontro: Beba Restelli che, nel suo laboratorio-fucina, ospita fino al 15 dicembre l’esposizione Libri d’artista per bambini dagli inizi del ’900 a oggi (patrimonio Archivio O.P.L.A. di Merano, Corraini Editore e coll. priv).

È un’ampia e multiforme esperienza quella che anima la signora Restelli che del Metodo Bruno Munari® conosce la genesi e sostanza, declinate negli anni in numerosissimi incontri d’arte, eventi e progetti. Lo sguardo luminoso di Beba accompagna le parole, mentre esploriamo il laboratorio di via Cavalieri che, dagli anni ’80, accoglie gli apporti creativi di ‘bambini’ d’ogni età. Un’arte che è sinonimo di esplorazione, gioco, esperienza.

Allieva e collaboratrice di Munari, Beba Restelli fonda nel 1980 il primo laboratorio per lo sviluppo del pensiero progettuale creativo, la sperimentazione e la divulgazione del Metodo Bruno Munari® ed è promotrice di multiformi progetti, in seno all’Associazione che del Maestro porta il nome. Tra le tante attività, oggi fa seguito alle pubblicazioni sul tema con il suo recente I bambini autori di libri, edito da Franco Angeli.

I progetti ideati e condotti da Beba, nel solco tracciato dal Metodo, sono per loro natura multisensoriali: avvicinano i bambini (e non solo) all’arte grazie al ‘fare’, ne favoriscono l’apprendimento – cognitivo, visivo e linguistico – in modo ludico, all’insegna di una libertà guidata. Esposizioni, laboratori, progetti educativi con interventi di didattica attiva presso scuole ed enti, corsi di formazione e Master per insegnanti e operatori culturali. Un approccio che ha avuto origine nel pensiero di Munari già a metà degli anni ’40 (con le prime costruzioni in legno per Castelletti), formalizzato per la prima volta nel 1977, nello storico laboratorio Giocare con l’arte (Pinacoteca di Brera, Milano) e che ha in sé – come afferma Alberto Munari nel saggio Munari, Piaget, Munari – i princìpi della “pedagogia attiva”.

Bruno Munari, Mai contenti, Mondadori, Verona 1945; Corraini Edizioni,  Mantova 2001

Parole chiave: passione, curiosità ma soprattutto amore, come si evince dai racconti di Beba che, tra gli altri aneddoti, ci accenna con entusiasmo al «gioco con le macchie», «entro le quali si può vedere di tutto, a patto di sciogliere le briglie all’immaginazione». Oppure, ci racconta di un certo elefante «stanco di essere un grosso animale pesante» (Munari, Mai contenti, Mondadori, Verona 1957; Corraini Edizioni, Mantova 2001) o di Gigi che cerca il suo berretto e chissà se lo troverà… (Munari, Gigi cerca il suo berretto, Mondadori, Verona 1945; Corraini Edizioni, Mantova 2004).

Il luogo in cui ci troviamo è sobrio, ha in sé la forza dell’allestimento minimale pensato da Munari con assicelle di pioppo sospese, essenziali. Difficile immaginare uno spazio altrettanto rispettoso della creatività. Oggi quegli espositori ospitano alcune testimonianze della storia dei Libri d’artista, ovvero, come sottolinea Beba, «di quei piccoli concentrati d’arte su carta (e non solo) concepiti dall’artista in tutte le fasi e in ogni aspetto della produzione» (dalla scelta dei materiali al formato, dalla rilegatura all’impaginazione, fino al messaggio visibile ed evocato).

Su un ampio tavolo di lavoro, solitamente animato dalle attività creative dei bambini, troviamo i bozzetti preparatori di Munari per il volume Il venditore di animali (1945) e altre tracce di mondi di carta che nascono di volta in volta nel laboratorio. Attorno e al piano superiore, le opere esposte tracciano un percorso nell’arte contemporanea all’insegna della scoperta e del gusto per la sperimentazione. Preziosi scrigni di inventiva, da maneggiare con cura, con i guanti!

E con i guanti, su suggerimento di Beba, ci avviciniamo ai libri tattili di Sophie Curtil, Alio ou Léo?, accompagnati dalla scrittura in braille (ed. Le doit qui revent) ed esploriamo la raffinata poesia visiva di Katsumi Komagata con protagoniste foglie dalle diverse forme e provenienze. Ripassiamo l’ABC grazie a numerose e sfaccettate interpretazioni creative (Munari naturalmente e molti altri: Milton Glaser, Alan Fletcher, David Pelletier, Christopher Wormell, Chiara Carrer). Poi, a ritroso nel tempo, abbiamo l’occasione di scoprire i libri a soffietto («leporelli» commenta Beba) di Moriz Jung (inizio ’900) con quell’affascinante influenza del gusto orientale; incontriamo I Quaderni del mese di Franz von Zulow (1909-1910); rivisitiamo il Futurismo insieme a Pablo Echaurren; ripercorriamo le avanguardie; ci sentiamo un po’ sperimentatori e ‘artisti contro’ insieme a Enrico Baj, ci addentriamo nella raffinata didattica creativa di Luigi Veronesi e poi ancora, troviamo Otto Dix, Enzo Mari, Emilio Isgrò

Lo sguardo non può fare a meno di indugiare sull’evocativo abitacolo con libri sospesi che tanto ha fatto scuola, come tutte le invenzioni munariane; sulle opere dei bambini passati dal laboratorio che ben si collocano nello spazio e, non per ultimo, sul messaggio poetico di Maria Lai. Tenendo per mano il sole è il suo invito: opera di ricamo, con quel ‘filo’ che attraversa il tempo, lo spazio e la terra, per un’artista che ha raccontato i sapori di un’isola, la Sardegna, facendosi portavoce di un’idealità universale. Opere, quelle di Maria Lai, esposte alla Stazione dell’arte, tra Jerzu e Ulassai, dove ci si può immergere in un raro, proprio perché luminoso, messaggio dell’arte contemporanea.

Lo sguardo indugia, come le mani e la memoria, sulle fiabe classiche dei Fratelli Grimm e Perrault, ricreate dalla grafica simbolica dell’illustratrice svizzera Warja Honegger-Lavater (Imageries, ed. Adrien Maeght, Parigi, anni ’60): libri a soffietto in cui suggestioni di forme e colori sprigionano sostanza e potenza narrativa. E poco più in là, ci imbattiamo negli atomi malinconici immaginati da Umberto Eco, con illustrazioni di Eugenio Carmi (La bomba e il generale) o nel racconto cartaceo dei sognanti mondi di plastica riciclata ideati da Enrica Borghi per il Castello di Rivoli.

Ma sono altre e numerose le sorprese nel laboratorio di Beba Restelli, da toccare, attraversare, scoprire, come i laboratori in programma al sabato, destinati a riprendere il prossimo anno. Il tutto, sulla scia di un concetto tanto semplice quanto potente: si può creare giocando perché ai bambini (e forse anche agli adulti) non va detto «cosa fare ma come».

Laboratorio di Beba Restelli

Milano, via B.Cavalieri 6
Tel. 02 6554813
sito: www.laboratoriobebarestelli.it


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