Bas Jan Ader – Tra due mondi

Bas Jan Ader, Farewell to Faraway Friends (1971)
Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

di Giorgia TolfoLa mostra personale intitolata Bas Jan Ader. Tra due mondi è uno degli eventi paralleli di Artefiera Bologna. Scopriamo insieme le storie messe in scena dall’artista olandese/californiano, scomparso nel 1975.

Ha inaugurato in questi giorni la mostra Bas Jan Ader – Tra due mondi, prima retrospettiva italiana dedicata a uno dei più singolari artisti olandesi degli anni sessanta-settanta.
Curata da Javier Hontoria e promossa da MAMbo, la mostra ha sede in uno degli spazi più affascinanti di Bologna: Villa delle Rose.
Immersa nel verde, la villa rappresenta infatti il perfetto luogo per contenere le opere di Ader, la cui poetica è caratterizzata proprio dalla solitudine, l’immersione nella natura e il dialogo con l’arte.

La retrospettiva si sviluppa in sei sezioni  Melanconia e Romanticismo, Come scomparire completamente, L’eredità di Mondrian, Linguaggio e teatro, I’m too sad to tell you, Falling  le quali, oltre a sintetizzare i nodi tematici attorno a cui si è sviluppata la ricerca dell’artista, ne mettono in rilievo trasversalmente la dicotomia alla base: solitudine e conversazione. Si tratta di due elementi che, in perfetta prospettiva dialettica, finiscono per fondersi tra loro in quella che si potrebbe definire “una solitaria conversazione con l’arte”. Sono infatti, quelli di Ader, dialoghi silenziosi con gli artisti che ha amato: Dürer, Friedrich, Mondrian, ma anche, sul versante delle altre arti, il Teatro dell’Assurdo, Beckett, Camus, Charlie Chaplin e la slapstick comedy.

Bas Jan Ader, Untitled (Tea Party, 1972)
Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Farewell to faraway friends, ad esempio, rappresenta, secondo il modello del Monaco in riva al mare di Caspar David Friedrich, la solitudine dell’uomo di fronte alla vastità e incommensurabilità della natura. Queste grandezze sterminate si riflettono in un’acuta percezione della finitezza dell’uomo e in un conseguente senso di piccolezza che tende alla scomparsa, come viene esplorata negli esercizi Nightfall e (Untitled) Tea Party, esposti proprio nella sezione dal titolo Come scomparire completamente.

Bas Jan Ader, Broken Fall (geometric) Westkapelle, Holland (1971)
pellicola 16 mm in bianco e nero, muto, su DVD
Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Ma il dialogo di Ader con la natura e i suoi maestri va ben oltre: ecco quindi delinearsi il suo confronto con il compatriota Piet Mondrian, di cui ne rilegge il rigore formale attraverso una performance immersa nella natura. Broken fall (geometric), Westkapelle, Holland mostra proprio l’artista che cade seguendo una traiettoria perfettamente diagonale, con il faro di Westkapelle, dipinto da Mondrian nel 1910, sullo sfondo.

Il tema della caduta, intesa come fallimento, è a sua volta fondante l’opera di Ader e viene portato avanti attraverso i tre film Broken fall (organic), Amsterdamse Bos, Holland; Fall I, Los Angeles; Fall II Amsterdam, i quali, strizzando l’occhio alla slapstick comedy (impossibile non pensare, di fronte a Broken fall, alla scena di Harold Lloyd appeso all’orologio in Safety Last), mettono in scena l’artista che “cade” ripetutamente: da un albero, da una bicicletta e da un tetto.

Bas Jan Ader, On the road to a new Neo Plasticism, Westkapelle Holland (1971)
Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

La caduta, ben oltre l’essere un semplice gesto, rimanda anche all’omonimo testo di Camus e, per suo tramite, al teatro dell’Assurdo che, accanto alla perdita di una realtà coerente e funzionale, rappresenta la disgregazione e la nullificazione del senso del linguaggio.

Allo stesso modo, con Please don’t leave me, Ader ha sgretolato e reso effimera l’esperienza del linguaggio, fotografando e poi cancellando le parole “Please don’t leave me” da un muro, trasformandole cioè in segni la cui permanenza è legata unicamente a una fotografia.

Il fallimento delle parole e del linguaggio, la loro caduta, si trova anche in I’m too sad to tell you, un video dove Ader piange silenziosamente e misteriosamente; in fondo l’emozione non può essere ‘raccontata’ in quanto non è ‘contenibile’ dal linguaggio.

Bas Jan Ader, Broken fall (organic) Amsterdamse Bos, Holland (1971)
film 16 mm in bianco e nero, muto, su DVD
Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Ed ecco, forse, il senso della sua ultima opera – In search of the miraculous – tentativo di attraversare l’oceano Atlantico, dall’Irlanda al Massachussets, con una barchetta di appena quattro metri: cercare di superare la finitezza dell’uomo, della realtà e del linguaggio.

Ma l’impresa rimane incompiuta, perché di Ader si perdono le tracce (è il 1975 e l’artista ha appena trentatré anni). Resta da chiedersi se abbia trovato il “miraculous”, se sia cioè riuscito a elevarsi dalla contingenza umana e a domare la natura o se, piuttosto, sia rimasto vittima della caduta più grande, quella della vita, scomparendo definitivamente.

Bas Jan Ader – Tra due mondi
MAMBo/Villa delle Rose, Bologna
24 gennaio – 17 marzo 2013

Orari. mercoledì, giovedì e venerdì: 14–18 | sabato e domenica: 12–18 | lunedì chiuso
Ingresso. intero 6 euro | ridotto 4 euro

Bas Jan Ader, Please don’t leave me (1969)
Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam

Bas Jan Ader, I’m too sad to tell you (1971)
pellicola 16 mm in bianco e nero, muto
Creditline: Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam


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