Blancanieves. Pablo Berger tra cinema muto e corride

Blancanieves, Pablo Berger (2012)

di Anna CastellariÈ stata un’anteprima molto attesa, quella di Blancanieves, del regista Pablo Berger alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. Che ha regalato emozioni in bianco e nero, una fotografia emozionante, un cast coinvolto e una musica d’autore.

Il Teatro Verdi di Pordenone, la sera in cui viene proiettato Blancanieves, il nuovo film muto di produzione franco-belga, in uscita nelle sale il 31 ottobre, è tutto pieno. Siamo tutti curiosi di conoscere il nuovo film, ispirato alla fiaba di Biancaneve, ma con un tocco di pop e un altro vintage.

Una bambina orfana di madre, figlia di un torero, ma abbandonata dal padre alla nascita, viene cresciuta dalla nonna finché non muore. La nuova moglie del torero, Antonio Villalta, accetta di prendere con sé e il marito la figliastra, ma, com’è prevedibile, la tratta male, le impedisce di vedere suo padre e di rimanere in casa, riducendola a sguattera. La ragazzina, dopo la morte del padre, fugge di casa e si imbatte in una squadra di toreri, tutti nani (che non sono sette, perché «volevo vedere se il pubblico era attento», scherza il regista in conferenza stampa), con i quali riscopre l’arte andalusa di torear. Il finale, molto anni settanta, non rispecchia la fiaba, ma rimane aperto, perché, come afferma il regista, «volevo che fosse un finale aperto, anni settanta». E così, in quella lacrima che si vede nel finale, sono racchiuse suggestioni, rielaborazioni che ogni spettatore potrà continuare nella propria testa, uscito dal cinema…

Blancanieves, Pablo Berger (2012)

Paola Gianderico, in una recensione uscita sulla rivista specializzata MediaCritica, ha scritto che “il Blancanieves di Pablo Berger arresta bruscamente il discorso intrappolandolo prematuramente nella macchina del tempo trascorso. Senza aggiungervi alcuna rielaborazione atta a distogliere dall’impressione che si tratti di un reperto ritrovato e restaurato, senza innescare dibattiti consequenziali, rendendo di fatto il prodotto un mero esercizio di stile, perfettamente riuscito solo sotto il profilo del godimento estetico”.

Forse è vero. Forse, il film del regista spagnolo Pablo Berger, rimane un perfetto esercizio di stile, un esercizio, però, con alcuni momenti davvero commoventi, anche se a tratti macabro – come quando la protagonista si fa fotografare insieme al cadavere del padre, abitudine, pare, diffusa in quegli anni nella Penisola Iberica. Forse, è un ritratto pop e affascinante della Spagna di quegli anni, che non aggiunge, né toglie, niente al cinema muto o a quello contemporaneo.

Locandina di Blancanieves, Pablo Berger (2012)

Ma lo spunto che fornisce è davvero interessante. Oltre alla passione e all’amore per il cinema delle origini, che cosa spinge un regista contemporaneo a utilizzare la forma stilistica del muto? E la scelta del bianco e nero? Non si tratta, come dice Gianderico, di un “cortocircuito con la modernità”, né di condensare “cent’anni di Storia in una pellicola sì muta e in b/n, ma girata in un’ottica odierna”, come era avvenuto con il successo dello scorso anno, The Artist – ma viene in mente anche un altro, straordinario film, Hugo Cabret, altro omaggio alla settima arte di primo Novecento, pur non utilizzando la forma del muto e a Méliès, autore del celebre Voyage dans la lune, del quale lo scorso anno venne presentato in prima mondiale il Robinson Crusoe.

La scelta del regista, pur essendo, forse, non originale, mero “esercizio stilistico”, è però certamente coraggiosa, e ha la “pretesa” di avvicinare un grande pubblico a un’arte considerata di nicchia, attraverso una storia semplice e notissima, nella quale il pubblico stesso si trova più a suo agio, una fotografia di bianchi e neri molto contrastati, quasi fumettistici, di un ritmo sostenuto. E se, anche grazie a queste caratteristiche, la soglia dell’attenzione si mantiene alta in 104 minuti, significa che tale operazione è perfettamente riuscita.

Blancanieves
Spagna 2012

Regia. Pablo Berger
Cast. Maribel Verdù, Angela Molina, Daniel Giménez Cacho
Sceneggiatura. Pablo Berger
Fotografia. Kiko de la Rica
Colonna sonora. Alfonso Vilallonga
Durata. 104 minuti
Uscita in sala. 31 ottobre 2013


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