Carlotta Bertelli: io dipingo con la luce

©Carlotta Bertelli

di Sonia Cosco – C’è chi, come Carlotta Bertelli, dipinge con la luce, una macchina fotografica al posto dei pennelli e una sorgente luminosa al posto dei colori. L’effetto è magico, una festa per gli occhi.

Voleva fare l’astrofisica (come una certa Margherita che continua a splendere, da qualche parte, oltre le stelle), poi ha capito che la sua strada era un’altra, ma di quel mondo le è rimasto appiccicato addosso il desiderio costante della luce. Nèura, sempre alla ricerca di giovani artisti e dei loro linguaggi sperimentali, ha intervistato la giovane Carlotta Bertelli (classe 1988) che alla passione per i misteri dell’universo, ha aggiunto quella per il light painting.

Raccontaci il tuo percorso.
Mi trovavo negli Stati Uniti per un viaggio di studi, in Arizona precisamente, e non è un caso che abbia cominciato a fotografare lì dove la luce è talmente bella e potente da diventare un mistero quasi palpabile: questa è stata sempre la mia vera passione, la luce. In particolare ero attratta dalla notte e dalle sue stelle, ed è per questo che avevo deciso di diventare astrofisica. Sono bastati pochi mesi di università per capire che quel mondo mi sarebbe sempre stato oscuro, mentre diventava sempre più chiara la mia vocazione per la fotografia. Così mi sono iscritta a una scuola a Milano e lì poi ho cominciato subito a lavorare nel mondo della moda. Non ho mai smesso di indagare la luce e la sua presenza è diventata sempre più evidente nella mia fotografia, finché con la scoperta del light painting ho ritrovato la notte, il buio, e accedendo una torcia, ho visto riaccendersi le stelle.

Il light painting è una particolare tecnica fotografica. Di cosa si tratta?
Il light painting si basa su un particolare utilizzo della luce: questa può provenire da qualsiasi tipo di sorgente luminosa che, venendo controllata manualmente, può variare in ogni istante per orientamento e intensità. Proprio come un pennello, che si muove nel buio come fosse una tela. È un processo lento, che la macchina fotografica registra come spettatrice discreta e di cui solo alla fine ci mostra il risultato, il gran finale di questo spettacolo.

©Carlotta Bertelli

Nel tempo è diventata una forma d’arte popolare e richiesta. Come si gestisce il fatto che l’ opera diventa performance effimera ed estemporanea?
Io nasco come fotografa di moda, e il light painting – oltre che alla tecnica che utilizzo – rappresenta il mio modo di interpretare questo mondo, combinando arte e artigianalità: se da una parte infatti mi permette di imprimere la mia personalità a ogni ‘pennellata’, creando quella che oggi conoscono come ‘la mia luce’, dall’altra fa sì che io possa dare a ogni capo o accessorio che fotografo la luce che meglio lo rappresenta, creando immagini uniche e su misura.

©Carlotta Bertelli

Cosa proponi al pubblico?
Nel tempo si è fatta sempre più forte l’esigenza di sperimentare la mia luce al di fuori del set, così le ho dato un nome trasformandola in un progetto, The Lamplighter Project: a partire dall’esperienza in Brasile, ho cominciato a usare il light painting anche per raccontare persone, luoghi, eventi, ideando ogni volta progetti ad hoc che dalla fotografia sforano nel mondo della performance, del video, dell’installazione, della comunicazione in generale… Penso che la creatività, come il mondo, vada esplorata a 360° e anche se il mio mestiere rimane la fotografia di moda, è interessante vedere come sempre più persone e aziende anche del settore si stiano rivolgendo al progetto per trovare nuove soluzioni per raccontarsi e comunicarsi.

È vero che il light painting ha avuto origine alla fine dell’Ottocento e che  molti artisti quali Man Ray e Pablo Picasso si sono cimentati in questa forma d’arte?

Verissimo! I primi esperimenti di light painting risalgono al 1889, quando gli scienziati Georges Demeny e Etienne-Jules Marey pensarono di attaccare delle lampadine in corrispondenza delle giunture del loro assistente per studiarne il movimento. Un’altra esperienza famosa è quella di Frank Gilbert nel 1914, ma anch’essa con finalità scientifiche. Man Ray è stato il primo artista ad esplorare il light painting, con la sua famosa serie Space Writing (1935) in cui, appunto, con una piccola torcia ‘scarabocchia’ (alcuni dicono sia la sua firma) lo spazio attorno a sé. La stessa scena viene riproposta qualche anno dopo, ma questa volta è Picasso a esserne il protagonista.  A differenza delle foto di Man Ray, in questo caso non si tratta di autoritratti, ma di un servizio di cui il fotografo Gjon Mili era stato incaricato dalla rivista LIFE. Questi sono gli esempi più eclatanti, ma la storia del light painting è ricca di tante e geniali esperienze, che dimostrano come le possibilità di questa tecnica siano infinite e in continua evoluzione.

©Carlotta Bertelli

Che strumenti usi?
Il light painting mi ha insegnato a essere light e spesso non uso che gli strumenti base: la macchina fotografica, il cavalletto e una torcia. E’ vero che di queste ormai ne possiedo più di un centinaio che variano per dimensione e potenza, ma il più delle volte per fare una foto me ne basta una sola. Qualsiasi fonte luminosa può diventare uno strumento di light painting, e sono molti quelli che se li costruiscono da soli. Io personalmente non sono un’amante dei cosiddetti effetti speciali (luci colorate, scie di luce, fuochi d’artificio) e, per quanto mi piaccia sperimentare, cerco sempre di creare immagini pulite e raffinate, utilizzando la luce nel modo più naturale possibile.

Prossimi progetti o esibizioni?
Ci sono tanti progetti in cantiere, con importanti collaborazionii sia in Italia che in Brasile che però svelerò a settembre con la pubblicazione del nuovo sito dedicato al The Lamplighter Project: è questo infatti il vero grande progetto, e se è realtà è grazie all’entusiasmo e al supporto di tutti coloro che ne sono venuti a contatto o anche solo a conoscenza. Tra questi voglio citare Enrico Ratto di Sevendays-in, che produrrà la mia app sul light painting di cui anticipo l’uscita a breve.

sito web. carlottabertelli.allyou.net


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