Checking-in: una mostra in aeroporto

di Silvia ColomboPrendendo spunto dalla recente collocazione, a Malpensa, dei Sette Savi di Fausto Melotti, parleremo dell’evoluzione dell’ambiente-aeroporto, da “non luogo” a sede espositiva temporanea.

Fausto Melotti, I sette savi (1961) – allestimento alla Porta di Milano, Aeroporto Malpensa – Milano. Foto: ©Pierantonio Tanzola

Partiamo. Dopo aver affrontato (in questo articolo) il tema della valigia, siamo pronti a esplorare una nuova realtà espositiva connessa al viaggio: protagonista di oggi è l’aeroporto, sempre più spesso adibito a sede di mostre temporanee.

La nostra riflessione prende avvio da un avvenimento di qualche giorno fa, e più precisamente dall’inaugurazione dei Sette savi di Fausto Melotti che, dopo il restauro, sono stati momentaneamente collocati presso la Porta di Milano dell’aeroporto di Malpensa. L’ambiente di passaggio, che idealmente dà il benvenuto al viaggiatore approdato nel capoluogo lombardo, si trova tra la stazione Malpensa express e il Terminal 1 e si chiama significativamente La Soglia Magica. Aperto nel 2011, questo spazio è la traduzione del progetto vincitore del bando SEA, firmato dagli architetti Pierluigi Nicolin, Giuseppe Marinoni, Sonia Calzoni, Giuliana Di Gregorio, dall’artista Alberto Garutti, ed è costato, complessivamente, 1.700.000 euro.

In sintesi si tratta di un parallelepipedo scuro, dall’atmosfera in bilico tra un futuro indistinto e un anonimato profondo, rischiarato da led a pavimento di colore blu e animato da “’folate di nebbia’ intermittenti provenienti da un nebulizzatore ecologico”¹. Unica nota positiva è la lastra di Garutti, posta all’ingresso, che il turista di passaggio ritrova anche alla stazione di Cadorna, una volta sceso dal treno che va e viene dall’aeroporto.
Va da sé che l’opera di Melotti, illuminata dall’alto in maniera suggestiva, appare, qui dentro, quasi come un’epifania. Ma siamo sicuri che il suo stato conservativo, fresco di restauro, non possa essere alterato dalla “nebulizzazione ecologica” (e dal conseguente aumento di umidità), piuttosto frequente?
Non ci è dato a sapere, perciò ci limiteremo a considerazioni e raffronti che riguardano il solo carattere espositivo.

A sinistra: La Soglia Magica – Aeroporto di Malpensa, Milano. A destra: opera di Alberto Garutti della serie Didascalie – Aeroporto di Malpensa, Milano

Mostra di Auguste Rodin all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi (foto: www.cntraveler.com)

Gli spazi dedicati alle mostre cambiano, si impossessano di luoghi “altri” per catturare un pubblico diverso e più ampio, non c’è dubbio, ma è altrettanto vero che esistono soluzioni differenti, per gusto, stile e proposta. Facciamo un giro rapido per alcuni aeroporti del mondo, e vediamo che cosa succede.
Lo scorso aprile mi sono trovata all’aeroporto di Zurigo e lì, nella hall, era allestita una mostra fotografica organizzata dalla Kunsthalle della città. Un modo interessante, seppur silenzioso, non urlato, di proporsi come luogo di visita, un’anteprima ammiccante che sussurra: “la prossima volta avrai (potenzialmente) un motivo in più per essere incuriosito da Zurigo”.

Nello stesso periodo, presso il Terminal 2E dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi era possibile ammirare una selezione di lavori di Auguste Rodin, dal Bacio all’Età del bronzo, e al Gatwick airport di Londra – Terminal Nord e Sud – alcuni dipinti dell’artista pop Peter Blake, autore della copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles.
Uscendo dall’Europa, sembra interessante segnalare l’iniziativa Art in Flight, nata nel 2010 grazie alla Alliance for the Arts e al Lee County Port Autorithy, che finanziano esposizioni d’arte allestite presso il Southwest Florida International Airport, curate da organizzazioni, collezionisti e artisti.

Norie Sato, Ghost Palms – Miami International Airport, Miami (foto: www.artswfl.com)

Ancora, il Miami International Airport si fa portavoce dell’immagine culturale di una città nota quasi esclusivamente per le spiagge assolate, le palme e la vita notturna: da qui la collaborazione con oltre quaranta istituzioni e la commissione di alcuni site-specific. Uno tra tutti, Ghost Palms dell’artista giapponese Norie Sato che, con la sua vetrata, ha riempito di colori l’altrimenti anonimo corridoio che porta alla zona recupero bagagli.

Infine, a dimostrazione del fatto che anche in Italia si possono organizzare iniziative interessanti, ecco “Capolavori in Valtiberina da Piero della Francesca a Burri. Itinerari tra Umbria e Toscana”, seconda edizione del progetto promosso da Piccoli Grandi Musei che propone un “museo diffuso” fatto di arte, storia e tradizione. Il percorso parte dall’aeroporto San Francesco d’Assisi di Perugia, dove è esposta la Tavola Doria, e si amplia, proponendo un itinerario alla scoperta dei borghi vicini, dal Museo Michelangiolesco di Caprese Michelangelo, sino alla Fondazione Burri di Città di Castello.

Sono soluzioni ancora in fieri, in molti casi somministrate a piccole dosi e decisamente difficoltose – se pensiamo, ad esempio, alle misure di sicurezza necessarie, di fronte a un numero di persone molto più elevato rispetto a quello di un qualsiasi museo. Ma, se orchestrate sulla base di un progetto coerente e tenute a debita distanza dallo “spettacolare a tutti i costi”, hanno i loro risvolti positivi e regalano momenti di inaspettata bellezza all’inconsapevole chiunque che passa di lì.

Collezione Burri, Ex Seccatoi del Tabacco – Città di Castello. Foto: ©Fondazione Palazzo Albizzini

 


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