Collezionare il Novecento: in mostra la collezione Gian Ferrari

Cagnaccio di San Pietro, Primo denaro, olio su tavola, 59,5×79,5 cm, 1928. Collezione privata

di Anna CastellariRaccolta e labirintica la mostra Collezionare il Novecento, dedicata alle opere appartenenti alla collezione di Claudia Gian Ferrari, progettata dall’architetto Daniel Libeskind, per quanto riguarda l’allestimento, e curata da Danka Giacon al Museo del 900 di Milano. Dal 9 novembre al 3 marzo 2013.

Forse, un allestimento così riconoscibile come quello firmato da Daniel Liberskind – architetto americano di origine polacca, celebre per opere come lo Judisches Museum di Berlino – non si adatta perfettamente alla piccola sala del Museo del 900, in cui è allestita la mostra Collezionare il Novecento. Difatti l’impressione è che un linguaggio così marcatamente invasivo come il suo (cartongesso labirintico bordato di rosso sangue) tenda a fagocitare la già scarsa disponibilità di spazi del museo, carattere congenito alla struttura sin dalla sua apertura.

D’altro canto non si può negare il fascino che, nonostante tutto, il percorso espositivo possiede.

L’architetto conobbe già negli anni ottanta la gallerista milanese Claudia Gian Ferrari, scomparsa di recente: e proprio da quell’incontro nasce l’ispirazione per allestire la sua collezione in mostra.

Dunque, fino al 9 marzo 2012 i lavori raccolti dalla Gian Ferrari per tutta una vita, e poi donati a istituzioni culturali di rilievo saranno esposti al piano terra del museo1.

Come abbiamo anticipato, per quanto minuto, lo spazio ricavato nel labirinto libeskindiano, dà un’idea, come scrive l’architetto, di libertà. Libertà nella scelta delle opere, certo, come quella della gallerista, che collezionava arte contemporanea assecondando il suo gusto. I lavori in mostra non sembrano infatti appartenere a un nucleo storicamente coerente – ma anche libertà domestica che rielabora il concetto di “casa”, di luogo intimo e nascosto, dove originariamente si trovavano i lavori. “L’intento” scrive Liberskind nella brochure della mostra “era creare una sorta di dedalo di stanze e passaggi discreti, dedicati alle diverse aree dei suoi interessi, per rappresentare l’invisibile alchimia dell’opera d’arte attraverso lo sguardo della collezionista, sottolineando la componente museale nella scelta di cosa collezionare e tenere nella propria casa o in galleria”2.

Abiti dello stilista Issey Miyake, in mostra al Museo del Novecento.
Credits: Silvia Colombo

Così, appena si entra nella stanza museale si ha l’impressione di doverlo esplorare per scoprire tutte le opere, proprio come se ci trovassimo in casa nostra, alla ricerca di un oggetto smarrito o dimenticato. E non è un caso che alcuni luoghi, come in una cabina armadio estremamente elegante, siano riservati ad abiti e cappelli appartenuti e indossati dalla collezionista. Lavori coloratissimi e sgargianti, firmati Issey Miyake, sono gli abiti della collezione, mentre è di Lucia Sammarco Pennetier la piccola serie di cappellini-sculture che fanno parte della sezione moda.

La collezione si fregia anche di alcune interessanti opere che, pur nella loro eterogeneità, riescono a dialogare l’una con l’altra proprio come in un contesto domestico.

Ad esempio, il capezzolo intitolato Prière de toucher, “si prega di toccare”, di Marcel Duchamp, di fianco al Concetto spaziale (due uova) di Lucio Fontana e alla Stella di Gilberto Zorio. E ancora, altri lavori come l’Ofelia (1922), gesso di Arturo Martini, esposta in una teca trasparente a terra, in primo piano. Ulteriori diversivi cromatici e iconografici provengono dal Contrabbasso con farfalle (1998) di Claudio Parmiggiani, dal Poeta ARTuromARTini CechoVia di Luigi Ontani, del 2007, dalla Natura morta con i guanti del 1935 di Fausto Pirandello – stilisticamente più classicheggiante – , e dal Primo denaro (1928) di Cagnaccio di San Pietro, ritrovato su internet dalla collezionista proprio quando si pensava che fosse ormai perduto per sempre3.

L’architetto Liberskind presenta l’allestimento della mostra Collezionare il Novecento. Credits: Silvia Colombo

Opere molto diverse, quindi, che servono a delineare i gusti di una collezionista e la sua passione per l’arte. Una voglia di scoprire artisti nuovi che le è rimasta fino alla fine (si pensi alle opere della Sammarco Pennetier di cui sopra e a quelle eseguite pochi anni or sono, non molto prima della scomparsa) e che fanno sperare: che nel futuro esistano ancora appassionati d’arte come lei, così generosi da voler elargire i lavori acquisiti agli occhi di tutti noi.

Per informazioni: www.museodelnovecento.org

1 Destinatari del prezioso lascito, oltre al milanese Museo del 900, sono il Mart di Rovereto e il MAXXI di Roma, mentre il nucleo più importante – 44 opere degli anni trenta – è andato a Villa Necchi Campiglio (sempre a Milano). Una distribuzione che fa pensare a una precisa volontà della gallerista-collezionista, intenzionata a voler dare un luogo il più possibile consono alle opere possedute e parte della sua collezione.

2 Brochure alla mostra “Collezionare il Novecento”, Art in a private life.

3 Cfr. Flavio Fergonzi e Claudia Gian Ferrari, Cagnaccio di San Pietro. Un quadro ritrovato, edizioni Charta, 2009.


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