Copertina: Antologie

Adrian Paci, Turn on (2004)

Raccontare l’indicibile: il sogno dell’uomo, con l’affacciarsi della crisi, si è polverizzato. Non è più tempo, oggi, di epica: l’estrema eterogeneità delle cose non concede che brevi spiragli entro cui infilare la lente dell’introspezione.

Di fronte all’inenarrabilità del presente, ecco, allora, che l’uomo guarda al passato. Accumula frammenti, storie di vita vissuta. Costruisce antologie, come per meglio chiarire a se stesso cosa è stato, per meglio capire cosa sarà.

Antologie sono, per loro natura, le collezioni. Come quella di Enea Righi, curata da Lorenzo Paini. Summe archeologiche che custodiscono i saperi, indicando opposte direzioni, nel sogno prometeico di vincolare il futuro.

Antologie sono le retrospettive. Quelle che guardano alla memoria degli artisti, tutto raccogliendo, tutto accumulando. Come quella che il PAC dedica ad Adrian Paci, dove la pittura fa il paio con i video, ma anche con la fotografia, il disegno, l’installazione, la pittura.

Antologie sono le analisi, le cronache, le rivisitazioni storiche. Quelle che guardano al passato per trovare le linee di convergenza del presente. Come quelle dedicate al cinema, per anni osteggiato dai benpensanti e oggi ritenuto arte tout court. O all’architettura, sempre più propensa a farsi scultura, nella piena, spudorata, celebrazione della forma.

E poiché le antologie sostanziano il nostro vivere quotidiano, di là dalle speculazioni intellettuali, chiudiamo questa carrellata con una visita alle #casemuseo, cui sono dedicate le nostre nèurastenie settimanali.

Buona lettura

La Nèuraredazione


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