Copertina: Narrazioni possibili

Jahres-Pk, Berlino. Deutsche Kinemathek

Nel saggio del 1979 La condition postmoderne, il filosofo francese Jean-François Lyotard constatava l’impossibilità, al giorno d’oggi, di tornare alle grandi narrazioni metafisiche sul mondo e la realtà. Quelle che si pretendevano totalizzanti, in nome di un pensiero, piuttosto che di un’ideologia.

Applicando quella teoria al sistema dell’arte, constatiamo come non esistano più, al giorno d’oggi, correnti condivise di pensiero. L’ultimo movimento di un qualche rilievo è stato, negli anni ottanta, la Transavanguardia. Dopo di allora, il mondo dell’arte si è polverizzato in una miriade di galassie, anche se interdipendenti.

Pure, ci hanno provano, i critici, a elaborare un pensiero. Come a riannodare i fili di una narrazione interrotta. Salvo scoprire che è nella libera associazione d’idee, estetiche, movimenti, che può ancora annidarsi un senso. Come è accaduto all’ultima Biennale veneziana, con la mostra di Gioni.

Narrazioni possibili sono, allora, quelle delle fiere. La sezione New Entries di Artissima documenta la raggiunta entropia dei sistemi, dando ospitalità a miscellanee anche eterogenee, in cui è impossibile trovare una sintesi.

Narrazioni possibili sono quelle dei Musei. La sezione Musei in Mostra, ancora ad Artissima, dimostra l’incapacità di contestualizzare, storicizzando. E, viceversa, il bisogno di ‘aprirsi’ al reale, l’assidua molteplicità delle cose.

Narrazioni possibili sono le ricerche figurative del pittore Roberto Calò e il ‘saper fare’ della creatività che Riccardo Zelatore con la consueta rubrica Critico, ergo sum, invita a uscire allo scoperto, a mostrarsi e farsi apprezzare.

E poiché il cinema è, per definizione, la fabbrica delle storie, non potevamo che tornare ai #musei che le racchiudono tutte per le nostre Nèurastenie settimanali.

Buona lettura

La Nèuraredazione


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