Critico, ergo sum – Anatomia di un’esperienza

Antonio Calderara, Milano (2011)

di Riccardo Zelatore – In alcune delle rubriche precedenti mi sono soffermato su iniziative virtuose nate e cresciute nella provincia italiana. Oggi ritorno sul tema. So che parlare di cose che riguardano da vicino chi scrive può non essere elegante, ma non ho resistito all’idea.

La Fondazione Zappettini per l’arte contemporanea si è costituita nel 2003 a Chiavari con lo scopo di assicurare la conservazione, la tutela e la valorizzazione dell’opera e del patrimonio artistico di Gianfranco Zappettini. Tra le principali finalità della Fondazione vi è quella di favorire una migliore conoscenza dell’opera dell’artista, sia in Italia che all’estero, tramite la promozione di mostre antologiche, pubblicazioni d’arte e iniziative di ricerca e di studio. La Fondazione ha sede in una villa liberty nel centro di Chiavari e ha in donazione un’imponente collezione di opere del maestro dagli anni settanta a oggi. A queste si affianca una straordinaria raccolta centrata sui protagonisti della Pittura Analitica internazionale, corrente che negli anni settanta fu protagonista in tutta Europa di una radicale riformulazione del linguaggio pittorico dopo la tempesta dell’Arte Concettuale (che della pittura aveva addirittura decretato la ‘morte’ o almeno l’inutilità).

Questo centro di documentazione, oltre all’attività espositiva, garantisce un servizio aggiornato di informazione bibliografica, fotografica e audiovisiva e fornisce anche una consulenza specializzata ai singoli studiosi, a redazioni di riviste e periodici, a case editrici e ad altre associazioni promotrici di mostre ed eventi. La Fondazione Zappettini è riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Fondazione Zappettini, Chiavari. Foto archivio Fondazione

Dal gennaio 2011 ho il privilegio di ricoprire l’incarico di direttore di questa istituzione in collaborazione con Alberto Rigoni, chief curator della stessa. Da anni siamo un punto di riferimento per la pittura non figurativa italiana e internazionale, senza trascurare incursioni anche in settori di ricerca affini, per sviluppo temporale (la fotografia sperimentale anni settanta nella mostra “L’immagine in/possibile” curata da Francesco Tedeschi), per esiti espressivi (quattro maestri francesi di “Supports/Surfaces” ordinati da Marco Meneguzzo) o per determinati filoni tematici (penso a “Oltre il Monocromo” di Giorgio Bonomi, mio eccellente predecessore alla direzione, che proprio sul modo di intendere il colore mise a confronto artisti di varie generazioni).

Oltre cinquanta le mostre organizzate nelle due sedi di Chiavari e Milano, sempre accompagnate da pubblicazioni esaustive, che hanno permesso di storicizzare e documentare i progetti realizzati. Altrettanto importanti le collaborazioni con altre istituzioni europee e musei italiani. La missione extra moenia della Fondazione è di pari interesse rispetto al programma espositivo interno e l’auspicio è di riuscire a incrementare il fronte degli scambi e delle sinergie. Recenti le iniziative condivise con il Forum Kunst Rottweil e il Lu.c.c.a.

In un contesto internazionale sempre più articolato e sempre meno leggibile, al quale non si sottrae l’ambito italiano, la Fondazione vuole focalizzare l’attenzione sul concetto di persistenza dell’opera pittorica e scultorea attraverso un ciclo aperto di progetti espositivi. Non ci sono tensioni polemiche verso il panorama contemporaneo, ma un richiamo all’arte nella sua essenza, alla sua capacità di tenere nel tempo oltre il continuo rinnovarsi dell’atto artistico e il cambiamento della percezione nei confronti della realtà che ci circonda. L’opera è intesa qui come processo più che come prodotto, a sottolinearne coerenza e organicità, rigore formale e forza di rappresentazione, dove la tecnica risulta sia capacità di mediazione sia condizione di sopravvivenza. Se un compito vuole assumere la Fondazione, è quello di voler sottolineare la vitalità e responsabilità creativa degli artisti contemporanei per portare un intervento qualificante sul piano della testimonianza culturale e su quello di una diretta fruizione, senza trascurare la verifica di nuovi territori di ricerca.

Si vuole offrire una piattaforma sulla quale poter presentare l’incontro di idee anche geneticamente differenti, non vincolate alla commerciabilità. Non vuole essere una vetrina votata alla conferma quanto una costante interrogazione sulle possibilità dell’atto creativo, all’analisi della sua identità, al gioco dialettico dell’esperienza e del sapere. Ogni nostro impegno nel settore della cultura nasce dalla passione e da una osservazione attenta di quanto oggi esiste nel sistema dell’arte. Mi piace pensare alla Fondazione Zappettini come momento di riflessione, di riconsiderazione di opere, di scelta di lavori, di focalizzazione di valori contemporanei caratterizzati da un approfondimento e non consegnati al conformante obbligo dell’evidenza ai media cui la globalizzazione ha condotto. Proprio per questo, vorremmo emergesse un certo amore per l’arte, un’arte che tende a non conoscere il tempo e che si pone come elemento di una continua e vitale riflessione, di accompagnamento quotidiano, di intelligenza e stimolo, al fine di mantenere aperti orizzonti sul futuro.

AstrattaDUE, Chiavari (2012). Archivio Fondazione

Affondo storiografico, ricerca filologica, testimonianza culturale sono le motivazioni che guidano la nostra programmazione e l’auspicio è di riuscire a incrementare il fronte degli scambi e delle collaborazioni. Chi mi ha preceduto ha svolto un lavoro importante, testimoniato da una consistente bibliografia e puntuale produzione editoriale, che oggi è parte del patrimonio della Fondazione. Un contributo virtuoso e concreto per far emergere la vitalità e la qualità della ricerca artistica in Italia, ricca di stimoli e riflessioni, non priva di un evidente senso di continuità con la tradizione delle avanguardie. Stiamo proseguendo in questa direzione, concentrando l’attenzione sulle generazioni più giovani e aprendo gli occhi e il cuore alle sensibilità e agli stimoli dei giorni nostri.

Per dirla alla Alessandro Baricco, i mattoni sono quelli originali ma la costruzione risulta più contemporanea.


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