Critico, ergo sum – Lo stupore del minimo

Laminati plastici e vernici acriliche. Archivio De Alexandris.

di Riccardo Zelatore – All’inizio dell’anno prossimo diamo finalmente alla stampa un volume di duecentoventiquattro pagine edito da Umberto Allemandi & C. a cui si sta lavorando da un po’ di tempo. In anteprima un estratto introduttivo per iniziare a capire di cosa si tratta.

Il movente di progetti come questo va cercato tra le passioni di pochi. E’ un qualcosa che ha a che vedere con il piacere della lettura e che Franco Moretti qualche tempo fa ha definito, con eleganza, “una passione tranquilla”. In realtà Moretti si riferiva a un genere letterario particolare, il romanzo, ma il suo è un ossimoro attraente e mi piace prenderlo a prestito. Raccolte di carteggi, appunti, conversazioni, testimonianze dirette, mi hanno sempre incuriosito e affascinato. Sovente ho pensato che simili estratti potevano risultare interessanti e fonte di conoscenza non solo per studiosi, collezionisti e appassionati d’arte.
Questo libro non vuole essere l’autobiografia di Sandro De Alexandris, ma raccoglie suggestioni fissate dall’autore a tavolino, di tanto in tanto. Un rituale mite che perdura, a intermittenza, preciso e mai trascurato, da circa cinquant’anni. Questi scritti mettono in fila le tessere del suo lavoro, senza una particolare retorica emotiva ma con amorevole cura. Mi sono parsi una soglia di accesso privilegiata all’universo creativo dell’artista torinese.
Il punto non è raccontare la storia personale di un pittore ma cogliere le minime mutazioni che la sua ricerca ha maturato negli anni, gli interrogativi, gli stimoli e le fragilità di un uomo che ha fatto della pittura la sua missione e il suo rifugio.
Un percorso complesso e stratificato, in bilico tra poesia e storia, autocritica e memoria, più affine a una ricerca filosofica (anche se tale non intende essere mai) volta a indagare il rapporto dell’uomo (l’artista) con le vicende del (suo) mondo. Sequenze di pensieri che subiscono una costante maturazione, parallelamente allo sviluppo della ricerca linguistico espressiva.

Sandro De Alexandris Foto di Thomas Libiszewski.

Anzi, sono frammenti che precedono il lavoro, sono le domande che l’artista si pone come analisi, chiarimento e controprova del passo evolutivo appena intuito o, anche solo, immaginato. Una sorta di cartina di tornasole, esame di coscienza preventivo a verifica che la realizzazione possa seguire e mantenere un senso compiuto. Non è tanto un’interpretazione rivolta al potenziale pubblico quanto a se stesso. Una proiezione anticipata, che potrebbe persino superare quanto poi effettivamente realizzato.
Questo mi preme chiarire. Non è un diario personale in senso stretto. Compaiono pause, anche lunghe, tra un periodo e l’altro. De Alexandris non vuole raccontare in termini didascalici e teorici il suo lavoro, né licenziare una dichiarazione di poetica. Alle volte è accaduto, ma solo in occasione della stesura di alcuni testi di presentazione, quando i pensieri sono stati riordinati dall’artista per poter armonizzare in misura più regolare.
Questi scritti, a differenza di quanto è successo per suoi predecessori e colleghi, non affrontano l’esperienza artistica mettendola a confronto con i problemi più strettamente sociali del periodo, non vogliono creare sodalizi o assumere posizioni critiche tra espressione estetica e realtà economico politica. Semmai, si concentrano sugli aspetti metodologici della ricerca, sul loro sviluppo temporale e particolare attenzione è dedicata al verificare l’aderenza tra pensiero e opera, alla concezione individuale, o ancor meglio, personale del fare arte.

Un rigore di metodo, come lo ha definito Giovanni Maria Accame, che ci ritorna riflessioni, analisi introspettive, volontà di perseguire le componenti primarie del fare pittura, di appropriarsi in forma cosciente di una pratica data per superata da tempo, che tuttavia si ripresenta quotidianamente nella sua vitalità e nella sua indispensabilità. Questa antologia si fa osservatorio in presa diretta, attento ai significati che accompagnano l’evolversi della ricerca di De Alexandris e documenta quanto impegno e responsabilità si possono trovare in una dimensione che è parallela rispetto all’opera ma, non per questo, da essa disgiunta.

Ancora, per scelta critica e completezza, si è convenuto sull’opportunità di inserire in questo volume anche quegli scritti, pur limitati, già pubblicati in precedenti iniziative editoriali e i dialoghi con Francesco Poli, Claudio Cerritelli e Angela Madesani.
Altrimenti, il libro indugia su frammenti, suggestioni derivate dalla letteratura e dalla poesia, domande, oblii. Che aiutano tuttavia a capire quanti momenti di vita possono essere contenuti in un segno che attraversa la tela, un foglio bianco, nell’inseguire la luce o ascoltare il silenzio, nell’ossessiva ma pacata ricerca di poche tracce dipinte.

Annotazioni d’Arte (2008). Foto di Thomas Libiszewski.

Per riguardo filologico ed esegesi partecipata il libro propone un saggio introduttivo di Gianni Contessi che sottolinea la dimensione progettuale del lavoro di De Alexandris. Una sezione iconografica è stata inserita per meglio comprendere, periodo dopo periodo, la convergenza tra espressione pittorica e riflessione intellettuale.
Rimane il piacere sottile di assistere alle trasformazioni di un artista, di un uomo e del suo lavoro. Vederlo cambiare, vivere, diventare altro. Un modo prezioso per farsi un’idea di quanto possa fluire sotto la superficie di un’opera d’arte.


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