Il trionfo di Dracula alla Triennale di Milano

di Silvia Colombo In occasione del 100° anniversario dalla scomparsa di Bram Stoker, padre del romanzo Dracula, alla Triennale di Milano, e su progetto di Alef-Cultural Project Management, si celebrano Dracula e il mito dei vampiri con una mostra aperta al pubblico fino al 24 marzo 2013.

«Io sono niente: senza vita, senza anima, odiato e temuto. Sono morto per tutta l’umanità. Ascoltatemi: io sono il mostro che gli uomini che respirano bramerebbero uccidere. Io sono Dracula!»

(Dracula di Bram Stoker, un film di F.F. Coppola, 1992)

Locandina della mostra “Dracula e il mito dei vampiri” alla Triennale di Milano

La mostra alla Triennale di Milano, Dracula e il mito dei vampiri, inizia proprio così. Dopo aver oltrepassato una cortina in velluto scuro, si palesa davanti agli occhi del visitatore uno schermo. Su di esso, in loop, scorre un brano tratto dal capolavoro cinematografico di Francis Ford Coppola, Dracula di Bram Stoker.
Il trionfo tragico della pellicola coppoliana gioca (e ben sostiene) un ruolo importante all’interno di quello che si rivelerà un itinerario espositivo a sezioni tematiche, poiché l’unione di storia, leggenda, occulto ed eleganza ne costituisce la perfetta sintesi.

Vlad Tepes, detto Dracula – Kunsthistorisches Museum, Vienna
(in deposito presso il Castello di Ambras, Innsbruck)

La prima parte La realtà dietro il mito, a cura di Margot Rauch, conservatore del viennese Kunsthistorisches Museum, è di carattere storico. All’interno di una sala avvolta dalle tenebre, in cui ci si fa largo a fatica, tra la folla e le luci basse, puntate sui pannelli didattici, sulle opere e sulle teche contenenti manoscritti antidraculiani, armature e crocifissi, si fa conoscenza con la dinastia dei principi della Valacchia del XV secolo e, in particolare, con Vlad Tepes (Vlad III di Valacchia e figlio di Vlad II Dracul). L’immagine del principe conosciuto come “l’impalatore”, avvolta da un’aura (quasi e blasfemamente) sacrale, è immortalata in un ritratto di anonimo del XV secolo e poi trasfigurata, nel corso dei secoli, in altro da sé, manipolata da una sensibilità e un folklore differenti.
Seguendo le parole degli apparati didattici: “In linea molto generale possiamo affermare che a occuparsi di vampiri furono, nel Seicento e Settecento, medici, filosofi e teologi, nell’Ottocento poeti e, successivamente, registi”.

Tra coloro che rimasero ammaliati dalla leggenda vampiresca, e in particolare da Dracula, è quasi superfluo ricordare Bram Stoker, autore del romanzo omonimo che l’ha reso degno dell’Olimpo letterario.
Documentate alla Triennale non solo le ricerche, in biblico tra scienza e occulto, compiute dallo scrittore, ma anche la prima edizione del romanzo (1897), custodito in una teca in vetro, su piedistallo e avvolto da una scenografia particolarmente suggestiva.

Bela Lugosi e Helen Chandler in Dracula di Tod Browning (1931)
©Bettmann/CORBIS

A seguire, la ricostruzione di una casa draculiana, terra sul tavolo e pipistrello imbalsamato compresi, e un cubo chiuso, costellato da spioncini ad “altezza adulto” (poiché vietato ai minori di 14 anni, così come la parte seguente dedicata a Guido Crepax) dove si susseguono brevi frammenti video intitolati Il bacio del vampiro – le scene cinematografiche più celebri che riproducono i morsi inflitti dai vampiri alle loro vittime.

Da qui alla sezione successiva, Morire di luce: il cinema e i vampiri, a cura di Gianni Canova, il passo è breve. Ci trasferiamo in ambito cinematografico, in una sala bianca, dove a dominare sono molteplici maxischermi su cui campeggia un secolo di film vampireschi.
Quali sono state le tappe che hanno trasformato il vampiro da personaggio malefico e assetato di sangue a un idolo dell’immaginario pop, belloccio e innocuo? Ci rispondono immediatamente i brani tratti da Nosferatu di Murnau (1922), Dracula di Browning (1931), Dracula di Bram Stoker di Coppola (1992), Intervista col vampiro di Jordan (1994) e Twilight di Hardwicke (2008). Allo spettatore, la scelta di selezionare la citazione preferita.

Armatura indossata da Gary Oldman in Dracula di Bram Stoker (1992), realizzata da Ishioka Eiko
Fonte: www.repubblica.it

Il segno che poi il percorso cambi rotta, conducendoci verso un’altra direzione, è suggerito dalla presenza della magnifica quanto temibile armatura fiammante indossata da Gary Oldman nel lungometraggio di Coppola, realizzata dalla costumista Ishioka Eiko (ricostruita per l’occasione).
Sempre in tema di costumi, ecco l’ultima tappa del percorso, Donna Vamp, curata da Giulia Mafai e incentrata sul tema della donna affascinante e pericolosa. A irretirci, questa volta, splendidi abiti di scena, i cui tessuti preziosi sono tempestati di merletti, perline e strass – di fronte a tanta eleganza, a noi non resta che immaginare la Regina della Notte del Flauto magico di Mozart e il Macbeth di Verdi (costume di Carlo Diappi).
Infine, le ultime battute sono lasciate ai diciotto disegni inediti incentrati sull’incontro tra Valentina e il conte Dracula (1992), nati dalle mani di Guido Crepax e collocati in un box intimo, dall’andamento narrativo.

 

Dracula e il mito dei vampiri
Fino al 24 marzo 2013
Milano, Palazzo della Triennale

Orari. da martedì a domenica 10.30-20.30 | giovedì 10.30-23 | lunedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima
Ingresso. intero 8 euro | ridotto 6,50 euro

Informazioni
Biglietteria: T. +39 02 72434208
Alef – cultural project management: T. +39 02 45496874
sito web. www.triennale.org | www.draculamilano.com


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