Georges Méliès e la pellicola riscoperta: Robinson Crusoé

Una scena della pellicola di Méliès

di Anna Castellari - Proprio nel 2012, anno in cui il cinema muto ha vissuto una seconda giovinezza con Hugo Cabret e The Artist, viene proiettato in prima mondiale uno dei capolavori di Georges Méliès, autore del Voyage dans la lune.

Un’emozione vissuta da un teatro stracolmo è stata quella che ha accolto sabato 6 ottobre 2012, all’apertura del Festival del Cinema Muto di Pordenone, il cortometraggio realizzato nel 1902 da Georges Méliès, Les Aventures de Robinson Crusoé, tratto dall’omonimo romanzo di Defoe.

Un capolavoro inedito, rimasto nascosto per ben cent’anni dalla sua apparizione. Finché, nel 2011, un collezionista del cinema muto, Olivier Auboin-Vermorel, ha depositato alla Cinémathèque française la sua raccolta di nitrati, costituita da film delle origini. Tra cui alcune opere di Méliès. Fino a oggi, di quell’opera avevamo solo un frammento di cattiva qualità. Il ritrovamento ha riportato alla luce un film compiuto, di cui manca principalmente la scena in cui Robinson libera Venerdì dai selvaggi.

Il film è commovente nella sua ingenuità, e parla non solo tramite la storia — un copione in cui le tematiche principali sono le stesse di Voyage dans la lune: l’arrivo in terra sconosciuta, le disavventure con gli autoctoni, l’adattamento, il successivo ritorno a casa e l’apoteosi — ma anche, e soprattutto, attraverso i colori e gli effetti speciali.

È una pellicola che si esprime attraverso una storia ben condotta — necessita di una spiegazione audio, che miracolosamente è arrivata fino a oggi, in sala, e che per l’occasione è stata interpretata nella traduzione in inglese da Paul McGann.

I colori, scrive Laurent Mannoni, sono straordinariamente espressivi. “Nel catalogo del fabbricante londinese di lanterne James Steward [… si] offriva la storia di Robinson Crusoe in 29 magnifiche lastre, sia fisse che animate” (Laurent Mannoni, Les Aventures de Robinson Crusoé, nel catalogo Le giornate del cinema muto – 31a edizione, p. 14). Mannoni prosegue sostenendo che non sappiamo se Méliès abbia visto queste lanterne, ma la somiglianza di alcuni quadri con le lanterne di Steward e l’uso di colori brillanti sulla pellicola – da ex lanternista quale era utilizzava la pittura a pennello invece dell’anilina – fanno presupporre di sì.

È l’attenzione alla pittura che rende il regista francese un artista multimediale perciò contemporaneo, anche se non sappiamo chi sia stato a colorare la pellicola. Certo è che la volontà del regista di rendere i colori accesi e brillanti c’è. E viene rispettata dagli artigiani che l’hanno dipinta.

Non solo: alcuni effetti rendono la pellicola unica nel suo genere. La scena della tempesta, scrive ancora Mannoni, è esemplare in tal senso: “Mentre Robinson lotta contro la tempesta, vediamo apparire sopra la sua capanna una successione di (dieci) lampi accecanti, che rivelano cieli nuvolosi e tempestosi diversi l’uno dall’altro (alcuni, identici, ritornano più volte ma mai uno di seguito all’altro). Probabilmente, sulla parte di décor lasciata in nero, Méliès fece delle sovrimpressioni successive di tele dipinte raffiguranti i diversi cieli tempestosi; durante le riprese, le avrebbe illuminate periodicamente con l’aiuto di potenti archi elettrici che creano questo riuscito e impressionante effetto di lampi” (Ibidem, p. 14).

Il risultato è un film stupefacente per l’epoca, il 1902. Ma continua a stupire ancora oggi. Méliès, dal suo negozio di giocattoli nella stazione parigina in cui è ambientato anche Hugo Cabret, sarebbe felice di tutta la commozione che si respirava in sala.

Per informazioni sul Festival del Cinema Muto: www.cinetecadelfriuli.org/gcm/


2 responses on “Georges Méliès e la pellicola riscoperta: Robinson Crusoé

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