Il Fuori Salone si autoproduce? Quando il design si fonde con l’artigianato

 

Edo Chieregato e Michelangelo Setola, Dormire nel fango, edizioni Canicola

di Anna Castellari Se Enzo Mari da tempo sostiene che l’artigianato è alla base del design, si direbbe che oggi al Fuori Salone molti nuovi designer-artisti lo abbiano preso alla lettera. Siamo andati a visitare due spazi molto diversi, Bla Bla Makers e Microfestival, che in comune hanno un denominatore: l’autoproduzione.

Il Fuori Salone è per me un territorio ancora – relativamente – nuovo. Non ho ancora la stanchezza dell’abitudinarietà, e mi resta la voglia di scoprire che cosa c’è di nuovo e di bello in giro tra i designer giovani e meno giovani, schivando quanto di commerciale e superficiale si trova nelle vie di una città quasi irriconoscibile nella settimana di aprile in cui si svolge la rassegna.

È martedì e decido di andare a trovare Camillo Valle. Mi ha detto di essere stato chiamato per proiettare i suoi lavori – è regista, appassionato di Super8 e di tecniche artigianali – alla Fabbrica del Vapore. È stato chiamato da Caroline Cecilia Tallone di Milano Music Makers, incuriosita dall’importanza che riveste la musica nei video del regista portogruarese. Curioso l’effetto che fanno i suoi corti (uno di questi, il trailer a The art of Super 8: The Analogic Revolution, candidato al David di Donatello), proiettati in un vecchio televisore Grundig, in cui si esplora il rapporto tra video e musica, esprimendo l’idea dell’artista di quella che lui chiama “musica visiva”; sullo sfondo, giganteggiano i lavori dei mastri liutai. Lavori di cesello artigianale, decorazioni minuziose e non solo: ci sono anche innovativi strumenti, ad esempio apparecchi che producono suoni non appena un visitatore si avvicina, spiazzandolo.

Visioni Transitorie (Visions) from Cineoptica on Vimeo.

ArkiZoic Bellum, Dichiarazione di guerra all’industria alla Fabbrica del vapore

Tutto questo avviene nella Cattedrale della Fabbrica del Vapore, luogo affascinante dove un tempo si producevano tram e oggi invece è diventato punto di riferimento per l’arte contemporanea. Bla Bla Milano Makers è una mostra che mi colpisce subito per l’armonia e la poliedricità dei contenuti. È Alessandro Mendini ad averla curato, con l’associazione MiMa (Milano Makers) di cui fanno parte Cesare Castelli, Duilio Forte, Nuala Goodman, Alessandro Guerriero, Maria Christina Hamel, Francesco Mendini, Franco Raggi. Si trovano, sparsi tra gli enormi animali di legno, ArkiZoic Bellum, che dichiarano “guerra all’industria”, con un vero e proprio manifesto contro la serialità, diverse piccole mostre. Tutti oggetti autoprodotti, in cui spesso si affrontano temi come il fai da te, per esempio nella sezione dedicata al gruppo Recession Design, che ha curato tra le altre cose il libro, edito Rizzoli, Design fai da te 2.0; o Natural Design Exhibition, a cura di Maurizio Corrado che mostra in un’esposizione diffusa in tutto lo spazio l’integrazione della natura negli oggetti d’arredamento; e altri, tantissimi lavori, in un disordine organizzato che lascia la mente libera di vagare dal design al fai da te passando per il riciclo. Ciò dimostra, ancora una volta, quanto spesso l’arte non debba essere slegata dalla realtà, ma specchio di quest’ultima; è proprio nelle autoproduzioni che sfocia la risposta alle difficoltà odierne.

Il mio giro prosegue il giorno successivo con una visita nella zona di Tortona, amata e odiata al tempo stesso durante la settimana del Salone. Perché è una zona che diventa interamente pedonale, che ritrova il proprio bagordo carnevalesco in quei giorni, in una città in cui le forme di divertimento sono spesso mal viste e considerate anticamera della superficialità e del presenzialismo. C’è da dire che lo spirito goliardico della folla ti contagia, e che se si sopporta la calca può diventare un piacere quasi inedito qui. Dopo una breve puntata nella libreria degli addetti al design, la 121 di Corraini in via Savona, ci si dirige verso le Officine Creative Ansaldo, altra ex fabbrica riconvertita ad altri usi.

Fuori Micro

Il mio obiettivo è Microfestival, di cui già si era parlato tra le pagine di Nèura lo scorso autunno. Questa volta assume il nome di Fuori Micro. Si tratta di un festival di editoria, anche questa, autoprodotta, organizzato da Marco Nicotra (Bolo Paper) e Giuliana Tammaro (Branchie), la quale mi spiega di averlo organizzato in «neanche un mese, ma questa edizione è stata anche più intensa della prima: ci sono più espositori e il luogo è ancora più bello». In effetti, lo spazio in cui si trovano le bancarelle, una in fila all’altra, è davvero ampio e ricco di contenuti. Si respira l’autoproduzione in molte sue forme; si va dagli autori surreali e grotteschi di Strane Dizioni alla ricerca artistica di Canicola, associazione culturale bolognese che da anni svolge un’interessante ricerca grafica nel fumetto e nel disegno. Anche il veneziano Studio Fluud propone librini da collezione, come quelli della serie Ephemera & Miscellanea, davvero delicati, riconoscibili, con una ricerca grafica instancabile. L’editoria sta andando da questa parte, in tempi di ebook e digitale? Molto probabile. A quanto pare, sembra da tutti questi eventi partiti dal basso, che se di design alla lunga ci si stanca, l’autoproduzione potrebbe salvarci dalla crisi globale.

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2 responses on “Il Fuori Salone si autoproduce? Quando il design si fonde con l’artigianato

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