Il Museo del Novecento e la donazione Spagna-Bellora: la primavera della poesia visiva

Gianfranco Bellora e Raymond Hains all’inaugurazione della mostra di Alain Arias-Misson allo Studio Santandrea, 26 ottobre 1972. Foto di Enrico Cattaneo

di Anna CastellariHa inaugurato giovedì 4 aprile, in una sala gremita, la mostra espositiva che celebra la donazione Spagna-Bellora, assieme ad altre due esposizioni (tra cui Andy Warhol Stardust). Un percorso per comprendere ancora meglio gli anni settanta nella città milanese.

È una piccola mostra in una sala del primo piano al Museo del Novecento quella che comprende alcune delle opere donate da Anna Spagna, moglie del gallerista Gianfranco Bellora, all’ente museale milanese.

Si respira in quei pochi metri quadri l’atmosfera della “primavera dell’arte milanese”, quella che portò i maggiori artisti delle avanguardie italiane a ritrovarsi, negli anni settanta, all’ombra della Madunina. Essa testimonia, inoltre, la grande attività di ricerca, quello che oggi chiameremmo scouting, verso le allora giovani generazioni, operata da Gianfranco Bellora. Con un’inclinazione ben precisa: quella di dare una sorta di “visibilità” ai lavori di alcuni artisti in attività in quel periodo, in un ambito i cui confini si facevano via via più definiti.

Tra le opere esposte e donate al museo (ventuno, selezionate dall’immensa collezione), infatti, ha molto spazio la poesia visiva, come quella di Arc en terre di Vincenzo Accame, del 1987, opera costituita di scritte minuscole da decifrare, che da lontano formano un’immagine di senso compiuto. O lo Zeroglifico di Adriano Spatola (1976), in cui l’artista parla con il pubblico, in una serie di opere (di cui abbiamo un esemplare in mostra) dove un collage di carte di giornale (non)comunicano al fruitore, tramite la fusione di parola e immagine.

Vincenzo Accame, Arc en terre (1987)

La sensibilità del gallerista nei confronti della contaminazione tra l’arte visiva e l’ars poetica si esplica totalmente all’interno della collezione. Altri esempi di questo interesse sono l’opera (1990) intitolata Autobiografico Crisi, di Umberto Mariani, in cui il segno scritto e incrociato (CRISI-CRISI) viene quasi censurato dalla plastica da cui è ricoperto.

Segnaliamo, inoltre, le Foto ricordo di Lamberto Pignotti. Sono poesie in cui le immagini, estratte dai giornali, vengono reinterpretate tramite gli interventi testuali del poeta; ad esempio il pennarello su ritaglio di giornale del 1975, una foto di un delinquente dietro le sbarre su cui si legge, a caratteri cubitali DIO SEI TU e, incrociato, anche il droghiere è dio.

Regalano un senso di nostalgia – e, per chi bazzica gli ambienti artistici odierni, anche di invidia – le fotografie di Enrico Cattaneo che ritraggono il gallerista e i visitatori in allegre e leggere pose o istantanee fatte durante le vernici di alcune mostre. Si tratta di eventi che si tennero allo Studio Santandrea (aperto dal 1969 al 1981) e al Centro Culturale d’Arte Bellora (che aprì nel 1986 per chiudere nel 1991), all’interno dei quali “si succedono le mostre di Arman, Jacques Mahé de la Villeglé, Raymond Hains, Gianni Bertini, Ben Vautier, Arnulf Rainer, Michelangelo Pistoletto, ma anche di pittori come Enrico Baj, Achille Perilli e Gianni Dova”1. Il progetto culturale del gallerista, nota Silvia Colombo nel catalogo dedicato alla donazione, comincia a prendere una nuova direzione dalla fine del 1971. “A partire dalla mostra Proletarismo e dittatura della poesia, con protagonisti Emilio Isgrò, Eugenio Miccini, Sarenco e Franco Vaccari, si manifesta con evidenza l’interesse di Gianfranco Bellora per gli operatori della poesia visiva: un ambito specifico e radicalmente nuovo”2. Diventerà vero e proprio marchio di riconoscibilità, oltre che sostanziale programma culturale, quello di Bellora, che si focalizzerà sempre più entro i confini di questa corrente, fino a organizzare nel 1972 la collettiva La scrittura3.

Anna Spagna, Love (1988)

Tra le foto, così, oltre al gallerista riconosciamo Arnulf Rainer, Ben Vautier, Christo e César, Emilio Isgrò, Christian Boltanski, Umberto Eco e molti altri intellettuali e protagonisti della produzione artistica dell’epoca. Testimonianza viva di un’attività intensa e frenetica, che rivive oggi nelle sale del museo.

La donazione Spagna-Bellora
a cura di Giorgio Zanchetti
Sala Focus del Museo del Novecento di Milano
Fino all’8 settembre 2013

Orari. Lunedì 14.30 – 19.30 | martedì-mercoledì-venerdì-domenica 9.30 – 19.30 | giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Ingresso.
Gratuito durante la settimana del Salone del Mobile | Intero 5 € | Ridotto 3 € | Ingresso gratuito ogni giorno a partire da due ore prima dalla chiusura del Museo | Gratuito dalle 15.30 del venerdì

sito web.
www.museodelnovecento.org

1 Silvia Colombo in La donazione Spagna Bellora. Le opere e l’archivio al Museo del Novecento di Milano, a cura di Giorgio Zanchetti con la collaborazione di Silvia Colombo, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2013, p. 23.

2 Ibidem.

3 Ibidem, p. 24.


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