Il paesaggio americano nell’immaginario odierno. #2 I canyon

di Silvia ColomboDopo aver attraversato le terre aride della Death Valley, oggi ci inoltreremo nelle distese rosso arena tipiche del Grand Canyon, dell’Horseshoe bend e dell’Antelope Canyon, in Arizona, alla scoperta di nuovi scenari e immaginari.

Panorama del Grand Canyon

Continuiamo il viaggio on the road della scorsa settimana e procediamo, lasciandoci alle spalle il Nevada, attraversando lo Utah, per arrivare, infine, in Arizona. Trascorrono le ore e si abbattono le distanze: unico elemento che ci accompagna costantemente è l’attraversamento di lunghi, quasi infiniti rettilinei in mezzo alla natura. A questo punto vi accorgerete che il concetto di lontananza – agli occhi di un europeo – muta costantemente, riducendosi e distorcendosi istante dopo istante. E mentre guarderete dal finestrino della vostra auto e osserverete paesaggi inanimati, che si alternano solo di rado a centri abitati di dimensione ridotta, vi renderete conto del tempo passa solamente a causa del fuso orario.

Poster promozionale di Cars (2011)

Finalmente siamo a destinazione e ci troviamo davanti un luogo che, per antonomasia, è divenuto sinonimo e simbolo degli Stati Uniti: stiamo parlando del Grand Canyon, una gola naturale molto profonda e lunga oltre 400 chilometri, formatasi grazie all’azione erosiva delle acque del fiume Colorado.
Visivamente, si tratta di una sconfinata distesa rocciosa di quel caratteristico colore rossastro che ora si increspa e ora discende; le insenature e interruzioni subitanee sono il risultato di un lungo lavoro compiuto dalle acque nell’arco di secoli, che hanno conferito all’aspetto attuale del canyon quei tratti caratteristici che conosciamo così bene – se non dal vivo, almeno dalle cartoline, dai film, ma non solo.

Partiamo dal settore del divertimento, quello nostrano, che si sviluppa in aree ad alta densità turistica a partire dagli anni settanta. La presenza, sin dagli esordi, della giostra Canyons all’interno di Gardaland – sostituita dalla più recente Creek Canyon, del 2009 – non sta forse a indicare il successo subitaneo e continuativo di un paesaggio fisicamente collocabile nella zona ovest degli Stati Uniti? Le conformazioni rocciose dell’attrazione summenzionata, attraversate da una rotaia che porta alla scoperta di un “paesaggio sintetico”, sembrano, non a caso, riferirsi ai profili sinuosi del Grand Canyon americano.

Fotogramma tratto dal film Thelma e Louise (1991), regia di Ridley Scott

Ancora, invadendo i territori della fantasia e puntando l’attenzione verso una delle case di produzione cinematografiche più celebri e attuali, non possiamo tralasciare un esempio come quello di Cars, film animato della Pixar il cui primo episodio, uscito nel 2011, è chiaramente ambientato nel deserto dell’Arizona, come dimostra lo sfondo “ruggente” dei poster promozionali.
Assumendo, invece, toni più seri e composti ed esplorando la storia del cinema, non possiamo dimenticare un fotogramma tratto da un classico di Ridley Scott: la scena finale di Thelma e Louise (1991), in cui le due protagoniste, alla guida della loro auto ribelle, si lanciano nel vuoto del canyon, mettendo definitivamente un punto alla loro avventura “controcorrente”.

Tappa numero 3, da prendere come un post scriptum: anche se appena al di fuori dal circuito filmico, vi consigliamo questa tappa perché vi consentirà di visitare la provincia americana verace, con gli inverni freddi e le colazioni abbondanti. Facilmente raggiungibile dal Grand Canyon, in cinque ore e una manciata di minuti di auto arriverete nella cittadina di Page dove – oltre alle costruzioni tradizionali – troverete una via su cui si affacciano solo chiese ed edifici sacri, appartenenti a qualsiasi culto, senza esclusione alcuna. Lì vicino, troverete l’Horseshoe bend, una pittoresca altura che si staglia al centro di un’ansa del fiume Colorado, regalando al visitatore uno scorcio paesistico davvero unico, e l’Antelope Canyon (upper o lower, a voi la scelta), un susseguirsi di rocce levigate che giocano con i riflessi di luce e con gli sguardi di chi le ammira, situato all’interno di una riserva navajo. Inutile dirvi che ne vale la pena – compreso il breve viaggio in jeep tra la sabbia rossa e gli sbalzi del terreno che vi faranno saltare per tutto il percorso.

Horseshoe bend visto dall’alto. Foto di Silvia Colombo

 


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