La GAM di Torino: un Homeless Paradise

di Silvia ColomboAlla GAM di Torino, in occasione di Artissima 2012 e nell’ambito del progetto collaterale It’s not the end of the world, ha inaugurato il site-specific di Valery Koshlyakov, artista russo emerso con il gruppo Art or Death.

Valery Koshlyakov, Studio preparatorio per l’installazione alla GAM
(2012)

È appena trascorsa l’edizione 2012 di una delle fiere dedicate all’arte contemporanea più patinate del nostro bel Paese, Artissima. Eppure l’impressione emersa dopo una visita al Palaoval di Torino Lingotto è scivolata via con l’acqua torrenziale che ha assediato l’intero week end.

Sarà l’ambientazione, all’interno di un padiglione fieristico che non concilia la concentrazione, sarà l’allestimento da centro commerciale, che disperde l’attenzione verso obiettivi plurimi eppure anonimi… ciò che rimane è qualcosa di indistinto e vago.
Grandi nomi già affermati – i soliti, storicizzati e ‘forti’ sul mercato –, personalità nuove non sufficientemente contestualizzate e una folla nemmeno troppo insopportabile.

Più interessanti, forse, gli eventi collaterali organizzati in collaborazione con i musei della città, come It’s not the end of the world – iniziativa dal titolo che gioca con la profezia Maya secondo cui il mondo finirà il prossimo dicembre.
Il progetto, radicato in cinque poli culturali del territorio – Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, GAM, Palazzo Madama, Castello di Rivoli –, è finalmente un momento di conoscenza, poiché permette ai visitatori di entrare a contatto con le realtà culturali cittadine e, al contempo, di accedere a lavori meno noti al grande pubblico.

Valery Koshlyakov, Homeless Paradise (2012)
- l’artista e il suo lavoro alla GAM
Foto: Sabina Arena

In particolare, alla GAM di Torino va in scena Homeless Paradise, un site-specific progettato dal russo Valery Koshlyakov.
L’artista, classe 1962, è uno degli aderenti al gruppo Art or Death¹, esperienza culturale che si muove a cavallo tra gli anni ottanta e novanta e che intende distanziarsi da un’arte ancora fortemente improntata ai dettami del regime sovietico.
Celebre per le rappresentazioni a tempera di monumenti storici delle capitali (dalla parigina Notre-Dame a uno stadio moscovita) raffigurati a colore morbido e colante su supporti che spaziano dalla tela a brani irregolari di cartone, Koshlyakov è anche autore di sculture matericamente ‘povere’ ma non per questo meno efficaci.

In un certo senso è quest’ultima la definizione più calzante che si addice a Homeless Paradise, un paradiso ormai perduto che, per di più, è stato sfrattato, tagliato fuori, rimasto senza fissa dimora.
L’installazione si radica e cresce irregolarmente, come i tralicci dell’edera, in corrispondenza dell’ingresso principale del museo, ora evidenziato da un agglomerato in compensato che ricorda alcuni esperimenti architettonici delle Avanguardie storiche.
Il risultato è una costruzione semplice, una gigantografica casetta per gli uccelli che rimanda a un ‘modello abitativo’ più vicino al concetto di rifugio provvisorio, al riparo dalle intemperie, che di casa.

Valery Koshlyakov, Homeless Paradise (2012)
Foto: Sabina Arena

La stessa idea di residenza equilibrata e precaria – due aggettivi che, a loro modo, riflettono una condizione comune alla nostra generazione – è estesa anche allo spazio coperto che, dal cancello, conduce all’ingresso del museo.
Ai lati della passerella si susseguono una serie di oggetti (installazioni? Ready-made à la Duchamp? Sculture?) che ritmano il nostro passo, lo rallentano. Si tratta di un’esposizione all’aperto fatta di armadi spalancati e sventrati, su cui l’artista è intervenuto incollando immagini attinte a un repertorio iconografico vario e colorando – seppur in maniera imperfetta e irregolare – esterni e interni.
Altre strutture, altri coperti utili al nostro riparo.

L’operazione, basata sulla progettazione completa di uno spazio, equivale allora alla fondazione di una città del XXI secolo. Spontanea, di certo non solida, pronta a spostarsi e, in qualsiasi caso, utile: perché per raggiungere il paradiso, a volte, non è necessario possedere una casa.

Valery Koshlyakov, Studio preparatorio per l’installazione alla GAM
(2012)

Valery Koshlyakov. Homeless Paradise
Torino, GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea

8 novembre 2012 – 6 gennaio 2013

——
¹Il nome del gruppo prende spunto dal motto ‘Patria o muerte’ di Che Guevara e allude al clima entro cui operare in maniera artistica e creativa.


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