La mafia secondo Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco

Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco, Corpi di reato. Via Salieri, Buccinasco (MI), 2012

di Roberto Rizzente – “L’essenziale è invisibile agli occhi” dice, a un certo punto la volpe al Piccolo Principe nel capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry. In senso traslato, si può dire che molte cose, anche importanti, sfuggono alla vista. Cose, magari note, rimasticate dai media e divenute di dominio pubblico. Eppure, invisibili. Una di queste è la mafia.

“La mafia non è un’associazione che abbia forme stabili e organismi speciali… Non ha statuti, non ha compartecipazioni di lucro, non tiene riunioni, non ha capi riconosciuti, se non i più forti ed i più abili; ma è piuttosto lo sviluppo ed il perfezionamento della prepotenza diretta ad ogni scopo di male”. Non parla, la Commissione d’inchiesta Franchetti-Sonnino del 1876, di un particolare volto, un luogo – casa, quartiere, città – ad alto peso specifico. Oggi come ieri, la mafia è ovunque. Nella politica come nell’economia.

Chi sono, allora, i mafiosi? Dove vivono? Ma, soprattutto, come vivono? Diversi scrittori, Roberto Saviano, Leonardo Sciascia, si sono spesi sull’argomento. La mafia è segnata da “una fittissima trama di relazioni con la società civile e con svariati segmenti delle istituzioni” (Gian Carlo Caselli). Eppure, continua dai più a essere percepita come un qualcosa di lontano. Un corpus estraneo, che non ci riguarda. Alla peggio, un problema per “quelli del Sud”, radicato in alcuni centri, come Corleone o, inevitabilmente, il Parlamento.

Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco, Corpi di reato. Casa di Tano Badalamenti, Corleone (PA), 2012

Tommaso Bonaventura (Roma 1969) e Alessandro Imbriaco (Salerno 1980) ribaltano il giudizio. “Corpi di reato”, in mostra, fino al 20 aprile, alla Galleria Bel Vedere di Milano, mostra ciò che quotidianamente abbiamo davanti agli occhi. E che, pure, non vediamo: il radicamento della mafia su tutto il territorio italiano. E per questo il reportage, curato da Fabio Severo per ZONA, acquista una forte valenza civile. Tanto da guadagnarsi, nel 2012, il Premio Amilcare G. Ponchielli, istituito nel 2003 dal Grin (Gruppo Redattori Iconografici Italiani).

Quello che stupisce, nell’osservare queste foto, è l’assoluta mancanza di retorica. Non c’è nessun elemento che testimoni il punto di vista degli autori. Non il contrasto, non un dettaglio, una saturazione sperimentale. Non un taglio o una composizione particolare, una qualche azzardata prospettiva. Solo campi lunghi, il più possibile piani, neutri, nonostante i toni rarefatti del cielo, la strada, le città. Nonostante l’assenza della figura umana. Ma è proprio la sospensione del giudizio a sprigionare, per converso, la vis polemica delle immagini.

Cosa nasconde Via Salieri a Buccinasco (MI), dietro la quieta apparenza dei cani a spasso con i padroni, in una qualunque giornata di sole? Si prepara per il Natale il Circolo Arci di Paderno Dugnano (MI), con quel presepe a vista? Sono cartoline per turisti quelle scattate a San Marino, il Castello Mediceo a Ottaviano (NA), o la foce dei Regi Lagni a Castelvolturno, (CE)? È un mero immaginario agreste quello evocato dalla Contrada Montagna dei Cavalli a Corleone, (PA), con le pecore al pascolo e i casolari sullo sfondo?

Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco, Corpi di reato. I faldoni del Maxiprocesso 1986-87, Centro di Documentazione sulle Mafie, Corleone, 2012

Eppure è a Buccinasco, alle porte di Milano, la “Platì del Nord” che si sono insediati i gruppi della ‘ndrangheta, secondo Nando Dalla Chiesa e Martina Panzarasa. Ed è al Circolo Arci di Paderno Dugnano, intitolato a Falcone e Borsellino, che si è tenuto, nel 2010, un summit di ‘ndrangheta. Infiltrazioni mafiose sono state accertate, nel 2011 nelle banche di San Marino e i depuratori di Castelvolturno, e legati alle memorie di Raffaele Cutolo e Bernardo Provenzano rimangono il Castello di Ottaviano e la Contrada Montagna dei Cavalli a Corleone.

Tommaso Bonaventura e Alessandro Imbriaco, Corpi di reato. Cava di tufo tra Mazara del Vallo e Marsala. Provincia di Trapani, 2012

D’altro canto, ci sono foto più direttamente compromesse con la cronaca. Così il dettaglio del marsupio di Tiberio Bentivoglio, che il 9 febbraio 2011 salvò la vita all’imprenditore, sorpreso da un agguato della ‘ndrangheta. Così la lettera minatoria allo chef del ristorante L’Accademia di Lazzaro, che nel 2008 denunciò il clan calabrese dei Barreca. E così l’istantanea dell’auto in cui Giovanni Falcone con la moglie e gli agenti della scorsa perse la vita il 23 maggio 1992. Un episodio che ha fatto la storia d’Italia e che ancora non riusciamo a figurarci per immagini.

Studiare questo reportage ha, allora, un significato politico. La cronistoria degli anni di piombo passa per il corpo di Aldo Moro, rinvenuto in una Renault 4 a Roma e fotografato da Rolando Fava. E la nascita della Repubblica Italiana, nel 1946, è evocata da quel giornale levato al cielo, immortalato da Federico Patellani. Con Bonaventura e Imbriaco, la fotografia torna a farsi documento, impegno, testimonianza. Congela il presente e lo restituisce alla memoria, confermando il nostro essere cittadini. Senza enfasi. Ma con rigore. E profonda convinzione.

Tommaso Bonaventura, Alessandro Imbriaco – Corpi di reato
Fino al 20 aprile 2013
Galleria Bel Vedere
Via Santa Maria Valle 5, Milano
Orari. martedì-sabato 15-19
Ingresso libero
sito web.
www.belvederefoto.it


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