“L’inverno della cultura” secondo Jean Clair

di Silvia ColomboUna concatenazione di pensieri sul sistema artistico-espositivo, italiano e non, nata a partire dalla lettura del libello L’inverno della cultura, scritto da Jean Clair e pubblicato da Skira nel 2011.

Lo storico dell’arte e saggista Jean Clair
Foto: www.arteepotere.wordpress.com

“Quando sento grancasse e fanfare, il chiasso dei giovani e il ronzio degli altoparlanti, durante quei carnevali assordanti che sempre più hanno luogo a Parigi – ‘Notte dei musei’, ‘Festa della musica’. ‘Notte bianca’, ‘Parade’ di qua e ‘Techno’ di là, non posso trattenermi dal pensare che sto assistendo allo svolgersi rituale di funerali celebrati da corpi nudi e impiastricciati di colori vivaci per seppellire allegramente e selvaggiamente i resti di ciò che è stata la nostra cultura”.

Questo è solo uno dei commenti al vetriolo che l’autore del libro L’inverno della cultura (2011) scaglia contro il sistema artistico e culturale francese, ma non solo (l’Italia, da Venezia a Firenze, rientra tra i suoi bersagli prediletti). Jean Clair, storico dell’arte, saggista e curatore passato attraverso luoghi di prestigio come il Centre Pompidou e il Musée Picasso, in una manciata di pagine che corrono via veloci ne ha davvero per tutti e mette nero su bianco alcuni dei “nei” che caratterizzano il nostro attuale fare e recepire l’arte.
Se non siamo ancora esattamente arrivati alla morte dell’arte già preconizzata da Hegel, tuttavia vi siamo molto vicini, come dimostrano i fatti.

Jean Clair, L’inverno della cultura, Skira, Milano 2011

Parafrasando le sue parole, siamo giunti al “culto della cultura”, e quindi alla riduzione a feticcio di qualsiasi cosa abbia a che fare vagamente con l’arte. Da un lato le architetture dei musei perdono la propria identità, scollando quel binomio forma-funzione che a lungo ha dominato la progettazione dei luoghi dell’abitare, così come dell’esporre (tema che, fortunatamente, non tocca direttamente l’Italia, dove i musei sono prevalentemente ospitati all’interno di edifici storici), e dall’altro il pubblico cambia, si trasforma, diventando una massa pronta a partecipare a qualsiasi evento pur di esserci (e di fotografarsi).

La dimostrazione ci arriva da quelle code della domenica, interminabili, che stazionano perenni fuori dai luoghi espositivi dove si propongono rassegne collettive o personali di nomi prestigiosi, da Picasso a Renoir (ma di questo vi avevamo già parlato qui). File perenni che conducono a sale affollatissime, dove non conta ammirare e capire ma solo vedere frettolosamente – l’ultimo di questi esempi è il chiacchieratissimo boom suscitato dal quadro La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, attualmente in mostra a Bologna ed esibito nella foto di copertina come se fosse un trofeo sportivo, o un bottino di guerra di cui andare fieri.

Coda fuori da Palazzo Reale, Milano

Organizzazioni – e spese – folli che, guardando la situazione dall’altro lato della medaglia, vengono costituite con grande fatica e di fronte a un panorama desolante dal punto di vista dei fondi per la cultura. Ultimo, grave esempio, è il recente bando emesso dal Comune di Milano, in cui si richiedono sponsorizzazioni (in euro o in servizi) destinate a foraggiare un estesissimo programma di mostre temporanee, alcune delle quali dovrebbero inaugurare il prossimo aprile 2014. Ciò significa che le operazioni culturali hanno un destino incerto e che manca totalmente la possibilità di “programmare” un calendario annuale, così come dovrebbe essere per ogni istituto.

E mentre si rendono evidenti i segni di cedimento e gli scricchiolamenti, a noi che resta da fare?
Continuare a fotografare.

Jean Clair, L’inverno della cultura
Skira, Milano 2011
Prezzo. 16 euro


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