Gianluca Marinelli: Laclos, l’intellettuale libero

Gianluca Marinelli, Fort Laclos, frame (2012). Courtesy Galleria Monopoli

di Roberto RizzenteQuando, nel 1782, per la prima volta furono date alle stampe Le relazioni pericolose, immediato fu, accanto alle polemiche, il successo di pubblico. Il romanzo fu pubblicato più volte, segnando uno spartiacque nella storia della narrativa epistolare.

Come spesso accade, tuttavia, la vita del suo autore, Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos (1741-1803), meglio noto come Pierre Laclos, non fu altrettanto fortunata. Generale sotto Danton, fedele al duca d’Orléans e al movimento dei Giacobini, fu trasferito nel 1803, sotto Napoleone, alla Riserva d’Artiglieria dell’Armata d’Italia di Taranto. Ammalatosi di dissenteria e malaria, morì nel Convento di San Francesco, senza ottenere il congedo.

Fedele, fino all’ultimo, alla propria posizione, Laclos rinunciò a ogni conforto religioso e la salma fu sepolta nella piazza d’armi interna al Forte di Laclos sull’isola di San Paolo nel golfo di Taranto. Nessuno, neppure re Giuseppe Bonaparte, onorò mai di una visita il generale, e nel 1815, alla caduta di Napoleone, la tomba fu profanata da vandali senza nome, probabilmente filoborbonici, e le ceneri sparse in mare.

Quella storia, e i significati ivi sottesi, sono al centro del progetto Forte Laclos di Gianluca Marinelli (Taranto, 1983), fino al 2 marzo alla Galleria Monopoli di Milano, con la curatela di Andrea Fiore. La vita dello scrittore e militare francese vale qui come parafrasi del lavoro intellettuale oggi, pressato da mille contingenze, le leggi del mercato e della militanza, spesso incompreso e minacciato nella sua libertà fondamentale di espressione.

Non siamo poi così distanti dalle posizioni espresse da Vittorini contro Togliatti nell’immediato Dopoguerra. Quando, più forte, si fece il contenzioso tra i nuovi intellettuali e il Partito Comunista, tra le pretese di autonomia degli uni e le posizioni oltranziste dell’altro, sulla scia delle teorie gramsciane dell’intellettuale organico. Il lavoro dell’intellettuale, per Marinelli, è e deve rimanere libero, impegnato, ma in nessun caso condizionato dal potere.

Ma c’è dell’altro. Descrivendo, insieme alla vita di Laclos, i contesti storici – l’isola di San Paolo, il Forte, abbandonato a sé stesso – Marinelli lancia interrogativi altri, che hanno a che fare con il destino stesso dell’uomo. Non è la vita, per l’artista tarantino, che un istante di apparente libertà, condizionato dallo scandalo della morte e della Storia, che tutto pretende, senza nulla concedere, eccetto l’Oblio.

Gianluca Marinelli, Forte Laclos, frame (2012). Courtesy Galleria Monopoli

C’è come un senso tragico che si respira, in queste opere. E bravo è Marinelli a comunicarcelo, immergendoci in un flusso continuo d’immagini, seduzioni, senza per questo abbandonarsi alla melanconia, ma anzi supportando il dato immaginifico con la storia, il dettaglio, il documento, innestando un nuovo e più interessante processo, a metà tra l’arte e la ricostruzione storico-accademica.

Non è la prima volta, del resto, che Marinelli si dedica a questo genere di esperimenti. Artista e storico dell’arte, da qualche anno egli è il titolare di una ricerca dove l’analisi storica fa il paio con la ricostruzione estetica. Si pensi al video L’Ambiente Audio/cinetico di Antonio De Franchis, costruito a partire da una serie di articoli e poi proiettato nel padiglione spagnolo all’ultima Biennale di Venezia.

Nel caso di Laclos, il substrato della mostra sono le lettere scritte dal romanziere a Taranto. Forte Laclos si apre con la lettura della missiva al Generale Marmont per chiedere il congedo in Francia, e di lì riparte per evocare il fantasma dello scrittore – ancora vagante in mare, secondo la leggenda del posto – e documentare fotograficamente il Forte nell’Isola, sospeso nel suo abbandono.

Epigrafe e Lettera da Taranto accostano una vecchia stampa delle Relazioni Pericolose all’epigrafe latina che la moglie pensò per la tomba del marito e alla prima lettera, scritta da Laclos a Marie Solange dall’esilio tarantino, marcando l’insanabile divario tra artista e opera, il disagio dell’uno e l’apparente imperscrutabilità dell’altra, che impone una maschera di comodo, piena di luoghi comuni, al suo autore.

Chiudono la mostra i progetti di distruzione del forte Laclos e di costruzione di una torre corazzata sull’isola di San Paolo, una serie di dipinti e collage sulla figura del generale-scrittore e l’ascolto, ogni giorno alle 17.25, di una poesia popolare turca di Karca Oglan (VII secolo), cantata da Nadia Martina e musicata da Marcello Zappatore e Fabio Zurlo. A ribadire, attraverso la metafora di un Impero in rovina – quello turco –, il destino tragico dell’intellettuale libero.

Gianluca Marinelli, Lettera da Taranto (2012)

Gianluca Marinelli – Forte Laclos
fino al 2 marzo 2013
Galleria Monopoli
via Giovanni Ventura 6, Milano

Orari. da martedì a sabato 14-19
Ingresso libero
sito web.
www.galleriamonopoli.com


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