Odd Nerdrum, l’antiartista ambasciatore del Kitsch

Odd Nerdrum, Limbo

di Roberto Calò Viaggio alla scoperta del pittore svedese Odd Nerdrum, maestro e ambasciatore del Kitsch. 

«Mi trovavo a un party. Sedevamo attorno a un tavolo, mentre bevevamo un drink. Di fronte a me sedeva una curatrice d’arte contemporanea afroamericana del Metropolitan Museum di New York. Parlavamo piacevolmente di arte ed estetica. Allora le chiesi: “Cosa manca all’arte moderna?”. Anche se volevo dire: “Cosa è andato perduto?”.
“Be’”, disse, “forse qualcosa c’è ma, a me piace l’arte moderna. Cosa credi che manchi?”
I suoi occhi erano ansiosi e non aspettava che una mia risposta.
“Bene” dissi. “Che ne pensi di un tramonto senza tempo?”
Lei scosse il capo. “Questo è qualcosa lontano dall’arte”.
“Una calda e meravigliosa pelle e un bel viso, con occhi che catturano?”
“Oh! Troppo sentimentale” disse.
“Raffinata maestria? Voglio dire di più. Poetica maestria?”
“Cosa?!” esclamò sbalordita.
“Una coppia di amanti seduti su una spiaggia.”
“Inconcepibile!” esclamò.
“Una bellissima donna nuda. I suoi occhi dicono: vieni da me.”
Lei rise… “Ma questo è Kitsch!”
Allora capii quello che realmente ero».1

Odd Nerdrum, Unarmed Man

Con questo aneddoto si apre uno dei testi più recenti di Odd Nerdrum: Kitsch, more than art, che raccoglie il risultato di anni di ricerca in direzione di una figurazione che possa esprimere il pathos umano.

È opinione diffusa che oggi, nel mondo dell’arte contemporanea, sarebbe andato perduto ogni pregiudizio nei confronti di qualsivoglia modalità espressiva tradizionale o meno in favore di una caduta dei muri linguistici.

In questo contesto, autori notevoli hanno plasmato, con grandi sforzi, il proprio gusto su un sistema, su un modo preciso di sentire l’arte e la creatività, offrendo contributi considerevoli.

Nell’epoca multimediale, l’artista ha allargato enormemente i confini del suo agire: riproduce in serie oggetti e immagini, ne altera enormemente la scala; esegue le sue opere con una rapidità estrema; usa i materiali più disparati, deteriorabili o meno; si compiace dell’errore; ricontestualizza oggetti in luoghi che ne alterano il senso; fugge dal museo; spesso rivendica per se stesso il ruolo di autore di idee e, quindi, non vede la ragione per eseguire in prima persona la propria opera; usa il video, internet o il suo stesso corpo; coinvolge campi quali la politica, l’arredo, i media; estrapola potenzialità espressive da ogni situazione ufficiale o non ufficiale.

Da un punto all’altro del globo, grandi cattedrali dell’arte contemporanea ospitano un certo genere di prodotti artistici, che rispondono a modi di produzione consolidati, accettati e diffusi.

Sembra quasi che, per status, nel mondo dell’arte contemporanea ci sia spazio per tutto e tutti.

Eppure, ancora oggi persiste una certa difficoltà a riconoscere appieno il valore a quegli artisti che scelgono di esprimersi tramite valori e mezzi decisamente classici.

Da ciò, a mio avviso, emerge quasi un pudore nascosto del mondo dell’arte contemporanea nei confronti di modalità espressive tradizionali, che neanche l’avvento del postmoderno è riuscito a celare.

Secondo il pittore Odd Nerdrum, istituzioni, artisti e pubblico colto sarebbero obbligati a essere “aperti al nuovo” in quanto imprescindibile concetto unificatore dell’arte contemporanea.

Odd Nerdrum nasce in Svezia, a Hälsingborg, nel 1944, studia presso l’Art Academy di Oslo nel periodo in cui si afferma l’arte concettuale in Europa e, successivamente, approfondisce i suoi studi con Joseph Beuys a Düsseldorf.

Il pittore svedese si è sempre dovuto scontrare con i meccanismi dell’arte contemporanea per il solo fatto di aver adottato un linguaggio “antico”.

Odd Nerdrum, Hepatitis

Sin da giovane, infatti, il pittore si è impegnato sul fronte del recupero della tradizione figurativa e della raffinatezza formale di grandi pittori del passato, quali Tiziano, Caravaggio, Goya, Watts, ma soprattutto Rembrandt, che l’aveva ammaliato, diciottenne, al Nationalmuseum di Stoccolma.

Da subito, la sua ricerca ha comportato non pochi attriti con le istituzioni dell’arte, proprio per il fatto di aver adottato un linguaggio “antico”. Durante una recente intervista con Maria Kreyn, lui stesso racconta: «Ricordo che mentre frequentavo l’accademia stavo provando a eseguire un grande nudo ispirato a Rembrandt, da cui ero certamente molto influenzato in quel periodo [...]. Ricordo che il docente disse che tale pittura dai toni bruni era ciò contro cui loro lottavano. “L’arte segue il tempo” disse. Questo mi risultava talmente difficile che alla fine abbandonai l’ambiente accademico per lavorare a casa la maggior parte del tempo […]. Ero veramente isolato, con pochi amici, ma molti altri giovani e colleghi mi seguivano. Io penso che sentissero che stava accadendo qualcosa di nuovo»2.

A quell’epoca, visto il contesto storico, Nerdrum dovette sopportare il peso delle sue scelte, di fronte a un mondo dell’arte proiettato altrove.

Oggi, il pittore è celebrato come uno dei maestri indiscussi della pittura figurativa internazionale. Apprezzato in America quasi fosse la reincarnazione di Rembrandt, in Europa è ancora oggi da molti considerato retrogrado.

Odd Nerdrum, Dust lickers

Ma il pittore, ormai da parecchi anni, si è allontanato dall’arte, abbandonando l’appellativo di artista, rigenerando la sua identità e definendosi “maestro del Kitsch”.

Il termine Kitsch, normalmente, si riferisce a quel genere di manufatti patetici e sentimentali realizzati con gusto ingenuo. A volte, gli oggetti Kitsch sono imitazioni brutte, spesso bruttissime, di modalità espressive passate.

Sono stati definiti Kitsch anche quei linguaggi artistici atti alla diffusione di ideologie totalitarie, come ai tempi di Stalin o Hitler.

Ma oggi, quello che connota più di tutto il Kitsch è la mancanza di originalità, che lo pone all’opposto negativo dell’arte.

A metà degli anni novanta, Nerdrum rivitalizza il termine, spinto dalla necessità di identificare un modello di pensiero alternativo a quello dell’arte contemporanea, che potesse riconsiderare la figurazione in pittura nel suo potenziale narrativo e drammatico.

Con queste parole Nerdrum si separò dal mondo dell’arte: «Il Kitsch è diventato il concetto unificatore di tutto quello che non è intellettuale e nuovo, di tutto quello che è concepito come oscuro, antiquato, sentimentale, melodrammatico e patetico. Come l’autore e filosofo austriaco Herman Broch disse negli anni trenta, “il Kitsch è l’Anti-Cristo, ciò che ristagna, la morte […]”. Ma il diavolo non è semplicemente stupido e il Kitsch non è solo di basso livello. Esistono anche forme più elevate di Kitsch, o, secondo le parole di Broch, “esistono geni del Kitsch, come Wagner e Tchaikovsky” […]”»3.

Il Kitsch rappresenta un luogo del gusto in cui il potenziale emozionale dell’opera, lungi dall’essere motivo di vergogna, diventa invece un valore a cui sacrificare anni di ricerca.

Odd Nerdrum, Dentures

Mettendo la qualità di un manufatto artistico davanti all’idea di voler proporre qualcosa di nuovo, se non per puro caso, Nerdrum giunge a essere una sorta di anti-artista.

La tecnica torna a essere techné. La comprensione dell’anatomia, l’introspezione della psiche umana, così come la misteriosa e antica potenzialità della pittura di farsi carne – se eseguita da un maestro capace di evocarla – sono, di nuovo, strumenti non più trascurabili.

La volontà di creare la vita sulla tela si manifesta in questa ricerca, non certo puntando a riprodurre scolasticamente delle figure, ma mirando a esprimere formule figurative tipicamente umane, desideri profondi, paure arcane, bisogni primordiali, tensioni intime.

Nerdrum cita di continuo Rembrandt e ne adotta i complicati espedienti tecnici, ma la cosa che rende Rembrandt il riferimento più importante per la sua pittura non è la sublime vibrazione della materia pittorica, ma il suo essere un pittore senza tempo.

Secondo il maestro del Kitsch, molte epoche presentarono inclinazione per tale espressione, senza tempo. Dalle teste di bronzo nigeriane trovate lungo le coste africane, ai ritratti di uomini seduti della Cina del Dodicesimo secolo, dall’arte egiziana sotto Akhenaton, così come nelle opere della Grecia antica, emerge una propensione per ciò che Nerdrum definisce “l’umano”.

Nerdrum dichiara: «Il Kitsch ci parla delle eterne domande dell’uomo, del patetico in tutte le sue forme, di ciò che chiamiamo “l’umano”. Compito del Kitsch è dare serietà alla vita, e al suo meglio essere tanto sublime da ridurre il riso al silenzio. In contrasto con l’ironia e l’imparzialità dell’arte, il Kitsch serve la vita e cerca l’individuo»4.

La pittura di Nerdrum è profondamente carnale. Di fronte a una sua opera, infatti, s’intuisce la fisiologia delle emozioni, si prova compassione verso gli esseri che la popolano.

Odd Nerdrum, Dawn

Nerdrum entra in immagini antiche con la pratica della pittura e le rigenera attraverso un immaginario inesorabilmente condizionato dal mondo attuale.

Passione, violenza, senso primordiale del sacro, maternità, sensualità, sonnolenza, nevrosi, terrore: tutto questo anima precarie e fragili figure appena incarnate. La loro pelle inganna, entra ed esce dalla pittura, si dibatte tra il dentro e il fuori la tela, ora è carne e ora è materia pittorica, ora è tegumento e ora è velatura.

L’opera di Nerdrum esplora l’animo dell’uomo dei giorni nostri e lo spoglia in una cosmologia atemporale, dove possa trovare conforto negli echi delle sue origini.

Nerdrum ha generato uno stile unico, un manierismo avveniristico, che guarda ai valori arcaici della figurazione per proiettarli in un limbo corroso e immenso, ritmato da una presenza umana ingenua e messa a nudo dai propri istinti, da una condizione interiore travagliata ma non priva di speranza.


1 Kitsch, more than art. Odd Nerdrum, Maria Kreyn, Bjørn Li, Jan-Ove Tuv, Dag Solhjell, Tommy Sørbø. Schibsted Forlag, 2011 (traduzioni dell’autore). 

2 Ibdem.

3 Discorso di Odd Nerdrum del 24 settembre 1998, durante l’inaugurazione della mostra intitolata Odd Nerdrum – dipinti 1978-1998, tenutasi presso il Museo d’Arte Moderna Astup Fearnley di Oslo nel 1998. Kitsch Biennale, Marsilio, 2010.

4 Ibdem.


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>