Di cosa parliamo quando parliamo di arte in 3D

MTO, 3D Street Art in Rennes, France. Foto: www.streetartutopia.com

di Sonia Cosco – Arte in 3D. Con questa espressione si possono indicare molte tecniche.
Tutte però richiedono un elemento imprescindibile: il cambiamento di prospettiva di chi la fa e di chi la guarda. 

Gli asiatici ne sono particolarmente attratti e non a caso ha avuto molta risonanza la mostra che ha da poco chiuso i battenti, a Qingdao, nella provincia cinese dello Shandong, dove quadri tridimensionali catturavano gli spettatori.

Arte col trucco, realtà virtuali che come l’illusione della torre di Pisa sulla mano del turista, ammiccano dentro la foto ricordo da album delle vacanze da mostrare a parenti e amici. Con la stessa divertita leggerezza dei capolavori di schiuma di latte di Kazuki Yamamoto che trasforma i suoi cappuccini in voluttuose creature artistiche (e diventa delittuoso ogni tentativo di berli), vogliamo avvicinarci con la curiosità dei neofiti a quest’arte, che sa come moltiplicare i significati dell’ acronimo 3D.

Francois Abelanet, 3D Street Art (2013)

Partendo dalla 3D Street Art – quella che personalmente apprezzo di più per la sua estemporaneità urbana – vogliamo ricordare la monumentale opere dell’artista Francois Abelanet che se non è stata e non sarà mai – forse – battuta all’asta, ha ‘battuto’ comunque ogni record, entrando recentemente nel libro dei Guinness World Record. 4071 metri quadrati di superficie per la più grande “anamorfosi del mondo”.

Se il filosofo Baruch Spinoza invitava a guardare le cose “sub specie aeternitatis” (dal punto di vista dell’eternitàqueste opere frutto della creatività devono essere guardate da un punto di vista molto particolare, altrimenti non prendono vita e rimangono appiccicate sulla piatta superficie del pavimento, della strada, del muro, come affreschi malriusciti. C’è però – e qui mi viene di nuovo da pensare a Spinoza – un aspetto indiscutibilmente immanentistico in quest’arte. Un voler congiungersi con il tutto, quasi non ci fossero limiti, ma il coinvolgimento ha bisogno dell’illusione, altrimenti il coniglio bianco non uscirà mai dal cappello del mago.

Edgar Mueller, 3D Street Art. Foto: www.metanamorph.com

Tutta la storia dell’arte è attraversata da piccole rivoluzioni. Sono certa che anche il grande Filippo Brunelleschi, quando in pieno Quattrocento grazie agli studi di ottica riuscì a scoprire il metodo per rappresentare gli edifici in prospettiva, fu guardato con sospetto da chi riteneva che il fine delle arti figurative fosse non la mimesi, ma l’evocazione della trascendenza.
I pionieri delle nuove frontiere dell’arte non hanno vita facile, devono conquistarsi faticosamente la stima dei critici e uno degli esempi più lampanti è proprio l’arte in 3D.

Certo, esistono personaggi che hanno conquistato notorietà. Uno di questi è Edgar Mueller, acclamato come uno dei più grandi professionisti nell’ambito della 3D Street Art. Nato nel 1968 e – lo avrete intuito dal nome – tedesco, il suo lavoro è fatto innanzitutto di tecnica e inizia con una serie di linee tracciate a terra. Solo un’accurata preparazione e un meticoloso studio delle prospettive, permetterà ai passanti di sentirsi sull’orlo di un precipizio infuocato o in mezzo a un fiume in piena. L’arte è paignion, gioco alla maniera ellenistica dei poeti del IV secolo a.C., che scrivevano i loro versi in modo tale che le parole disposte in un certo modo, formassero le immagini di animali e fiori, l’arte è reinterpretazione del passato, come quella di Giacomo Giannella, in arte Streamcolors che trasforma tele famose in paesaggi da percorrere in modo interattivo.

Lorenzo Oggiano, Quasi – Objects. Foto: www.lorenzooggiano.net

In effetti quanto è suggestivo viaggiare tramite Art Project di Google, salendo e scendendo lungo la storia dell’arte? Un conto però è la didattica dell’arte, con tutti i dispositivi che permettono di esperirla, un conto sono le nuove tecniche di riproduzione (come quella sviluppata dalla Fujifilm e chiamata Reliefographyche permette duplicazioni dei capolavori tramite la sovrapposizione di una foto ad altissima definizione e di una scansione 3D) e un conto è l’arte, semplicemente. Quindi qualche perplessità rimane, di fronte alla facilità con cui si definiscono artisti, bravi manipolatori e chirurghi della creatività, specializzati nelle nuove tecnologie. L’intervento è divertente, è provocatorio, è scommessa, un ottimo strumento critico affinché si perda quella venerazione imparata a memoria verso i mostri sacri, gli intoccabili. Tuttavia manca in queste rielaborazioni creative, a giudizio di chi scrive, quell’aura speciale. Molta tecnica, poca ispirazione. Le opere che emozionano trasformano noi, se accade il contrario usciamo dall’ambito del sentimento per incontrare l’arte con il nostro emisfero sinistro, quello più razionale.

Nelle mie ricerche ho capito una cosa; arte in 3D significa tantissime pratiche, tutte differenti tra loro. C’è il 3D che necessita degli occhialini (quelli da cinema, per intenderci) o quello relativo alla computergrafica tridimensionale. Qui si aprono diversi scenari che non necessariamente hanno a che fare con le illusioni ottiche, bensì con rigorosi studi di forme nuove. Molti artisti mixano le tecniche e alcuni partono dalla pittura per sconvolgerne la staticità. C’è il 3D di Lorenzo Oggiano che costruisce immagini e video con l’uso di software (Quasi – Objects), ci sono i lavori di Giuliana Cunéaz che vogliono sottoporre la nostra coscienza a riflessioni sul rapporto uomo-natura.
A Genova c’è Virginia Monteverde che tra installazioni, videoarte e pittura digitale nel suo progetto Città Liquida (2008) scioglie le forme per dare fluidità alla nostra esistenza, mentre Luciano Davide e Claudia Ficca viaggiano on the road alla scoperta della pozzanghera più divertente, dove ambientare i loro set fotografici e darci l’illusione che la vita possa essere divertente e bellissima anche nel buco dell’asfalto o in una pozza di acqua stagnante. Parlare di 3D nel loro caso è un po’ una forzatura, ma il gioco di prospettiva rimane.

Giuliana Cunèaz. Foto: www.giulianacunaaz.com

L’arte in 3D sta lottando per un suo riconoscimento non più come ancella minore, ma il suo percorso, così poco convenzionale, deve passare soprattutto attraverso l’emancipazione dalle altre forme di arte, acquisire uno statuto autonomo potrebbe essere la chiave per uscire dal suo senso di inferiorità.


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