Carla Accardi (1924-2014). Quando un’artista non c’è più

di Silvia Colombo – Ci ha lasciato, ieri sera, in maniera subitanea, una Carla Accardi (1924-2014) quasi novantenne. Un breve viaggio attraverso il suo percorso artistico.

Carla Accardi con gli altri componenti del Gruppo Forma 1

Di origini trapanesi, dalla fine degli anni quaranta Carla Accardi fa di Roma il suo punto di riferimento, proponendosi come fondatrice di quel Gruppo Forma 1, che la vede protagonista insieme ad esponenti del calibro di Consagra, Dorazio e Sanfilippo (con cui si sposa, in questo stesso periodo).
Un fare artistico lontano dalla figurazione, il suo, che risente delle conseguenze apportate dalla Seconda guerra mondiale – la distruzione delle macerie porta con sé il silenzio umano e la voglia artistica di ripartire da zero, dalla tabula rasa della tela – e che, per un sentire comune che esige nomi ed etichette, si potrebbe definire informale segnico e gestuale.

Carla Accardi, Omaggio al presidente Kennedy (1964)

In altre parole si parla di superfici monocrome dal colore sintetico, intenso e intatto, senza sbavature e segni evidenti di pennellate. Su di esso, l’intervento segnico della Accardi si traduce in una collettività di oggetti informali fluidi (ma sempre precisi) che, tutti insieme, vanno a formare una composizione armonica, di corpi che sembrano appartenere all’ambito della biologia organica.

L’artista, in questo modo, passa in secondo piano rispetto al supporto pittorico, ma non disdegna materiali e tecniche tipici della modernità; non è un caso, infatti, che sin dagli anni sessanta si sia interessata a superfici come quelle plastiche, in grado di restituire la sintesi e le trasparenze innovative di un’era in cui l’uomo sta per conquistare lo spazio e salpare sulla Luna.

Sala espositiva con opere di Carla Accardi. Al centro uno dei suoi lavori in plastica

Quella della Accardi, dunque, è una delle prime personalità di “donne-artiste” che si affermano nel periodo del secondo dopoguerra, in grado di portare avanti la sua ricerca anche nei decenni a venire, nonché una femminista convinta – negli anni settanta prende parte, insieme a Carla Lonzi, che ne è la fondatrice, al gruppo Rivolta femminile.

Anche se oggi lei non c’è più, le sue opere restano nelle principali collezioni pubbliche e private. Possiamo andare al Museo del Novecento, così come alle Gallerie d’Italia di Milano o al Castello di Rivoli, vicino a Torino. Lei sarà lì, ad aspettarci con le sue forme e i suoi colori.


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>