Renzo Bergamo. Atomo-luce-energia: l’arte a braccetto con la scienza

di Anna CastellariAl Castello Sforzesco, nelle Sale Panoramiche, si tiene la personale Atomo-luce-energia dedicata a Renzo Bergamo, artista veneto naturalizzato milanese, scomparso nel 2004.

Renzo Bergamo, La luce del mattino incontrò la mela (1994)

Materia
Luce
Cosmo
Io, partorito nel Cosmo
Atomo
Energia
Luce
Io, figlio della Galassia
Tu, Padre
mi portasti qui
ora io,
figlio della materia
ritorno Luce

(Renzo Bergamo)

È una mostra poetica, “luminosa”, come l’hanno definita tutti alla conferenza di presentazione, quella dedicata a Renzo Bergamo, artista di Portogruaro (VE) che ha passato gran parte della sua vita a Milano. E ha certamente un pregio: quello di far riappacificare mondi spesso totalmente estranei l’uno all’altro, l’arte e le scienze. Tanto da scomodare un filosofo della scienza arcinoto come Giulio Giorello, in veste di curatore e di critico.

Renzo Bergamo, Un occhio per il verde finocchio (1999)

Sono “pensieri in pittura” quelli che dipingeva Bergamo, e facevano parte di una corrente, all’epoca (anni settanta), passata quasi in secondo piano, ma che nelle dinamiche artistiche milanesi (e non solo) di quel periodo, fu molto importante: la cosiddetta Astrarte, il movimento che discuteva sul rapporto tra arte e scienza, con intensi momenti di studio, da parte dell’artista, sulla tensione tra energia e materia.

Scrive Giorello: “Renzo non ha divulgato i concetti chiave della fisica matematica, piuttosto ha cercato di manifestare in linee, figure e colori quegli schemi astratti che spiegano in modo elegante i fenomeni di cui facciamo esperienza nell’osservazione. La duttilità del suo segno ci può ricordare quella di Leonardo, che disegnava piccoli vortici di linee che potevano al tempo stesso indicare i riccioli di una testa di donna o un gorgo che si forma all’improvviso nell’acqua”1.

A prima vista, da un punto di vista formale, ricorda un po’ Kandinsky, un po’ Sebastián Matta, per i colori e le forme che si rincorrono sulla tela. La sua originalità è tutta nelle tematiche.

Le Sale Panoramiche allestite per la mostra dedicata a Renzo Bergamo

La produzione è divisa in periodi, fino alla fine della sua vita, nel 2004. E la mostra li illustra in maniera didattica, con un percorso cronologico ben supportato da varie didascalie e da opere significative, una luce appropriata e una disposizione ben coordinata. Ma non solo: questo allestimento, progettato da Enrico Pinna e Mariri Viardo, ha anche il merito di esporre anche “concettualmente” il lavoro e le intenzioni dell’artista. La mostra è disposta lungo quattro pareti, nelle Sale Panoramiche divise in due da una cancellata in ferro battuto, e nel centro dei due spazi ci sono pannelli che ricordano la forma dell’atomo, sui quali sono montati altri significativi lavori. Quasi a raffigurare la teoria cosmogonica del Caos.

Bergamo smentisce un altro cliché, comune ancora oggi, riguardo i principi astrofisici che regolano l’universo: quello che vede il cosmo come un insieme armonico di numeri e figure, il cosmo pitagorico-platonico, come spiega sempre Giorello, e predilige la rappresentazione di una cosiddetta geometria del caos, “come è appunto quella dei sistemi a molti corpi che sono diventati sempre più rilevanti in meccanica come in economia, in un poderoso sforzo intellettuale di controllare i più svariati sistemi sensibili alle condizioni iniziali – come era appunto il veicolo di Barbicane e Nicholl – ove una variazione minima può cambiare radicalmente l’andamento complessivo del sistema stesso”2.

La mostra dedicata a Renzo Bergamo al Castello Sforzesco. Credits: Anna Castellari

Si spazia, quindi, da un primo periodo di lavori rivolti maggiormente allo studio delle forme, negli anni sessanta, a uno più felicemente sperimentale, passando per le poesie in cui, sempre, disegna una sua idea dell’universo e dei meccanismi caotici che lo governano – come in quasi tutta la sua produzione. Colori sgargianti e luminosi sono sempre presenti, quasi a voler debordare dalla tela, con tutta la forza del Caos che esprimono. È interessante notare che del 1964 è pure il romanzo di matrice scientifica Le cosmicomiche, di Italo Calvino. In cui è proprio il Caos la genesi della narrazione: quasi fosse una declinazione letteraria del lavoro di Bergamo.

Renzo Bergamo, Entrò per coricarsi in rosso (1997)

Assieme alla mostra, curata anche da Claudio Cerritelli, insegnante di arte contemporanea, la pubblicazione del catalogo riporta interessanti interventi di Giulio Giorello, della curatrice Simona Morini, e un’intervista che la moglie Caterina Bergamo gli fece nel 2004, ultimo anno di vita dell’artista, nel quale egli afferma di essere un rivoluzionario perché è “la vita stessa a essere rivoluzionaria, basta guardare la natura”. Il volume è inoltre introdotto da un piccolo intervento della cantante Mina, amica e appassionata dei lavori di Bergamo. Insomma, il giusto riconoscimento a un lavoro che, piaccia o no, ha segnato in maniera premonitrice la concezione cosmogonica dei decenni a venire. E che sa riconciliare due mondi che solitamente non vanno a braccetto.

Renzo Bergamo. Atomo-luce-energia

Fino al 17 marzo 2013
Sale Panoramiche, Palazzo Sforzesco, Milano

Orari. da martedì a domenica 9-17.30 | chiuso lunedì
Ingresso libero
sito web. www.mostrarenzobergamo.it

 

 

 

1   In Renzo Bergamo. Atomo-luce-energia, 24 ORE Cultura, Milano 2013, p. 20.
2   Ibidem.


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