Robert Doisneau: il mio tuffo nella Senna

La ballata di Pierrette d’Orient (1953)  copyright ® atelier Robert Doisneau.

di Sonia Cosco – Égalité, fraternité, ma soprattutto liberté, liberté, quella che si respira nelle vie di Parigi, negli occhi selvatici delle donne che suonano fisarmoniche, negli appassionati baci degli innamorati. Libertà in Parigi, ma anche Parigi in libertà, assoluta, maliziosa, vorticosa che solo l’occhio di un grande fotografo, Robert Doisneau, può fermare per un istante che si chiama fotografia.

Pare si fosse fatto licenziare per assenteismo agli inizi della sua carriera, e noi siamo grati a quel datore di lavoro perché è da allora che Robert Doisneau ha seguito il suo istinto di freelance per rubare stralci di vite, per sbocconcellare fette di quotidianità, che diventano però magnifiche poesie nella composizione delle sue foto. Il giovane Doisneau ha girato il mondo, Stati Uniti, Canada, Russia, ma è Parigi che gli ha rapito il cuore. Del lungo Senna, delle Halles, degli Champs Élysées ha strappato le più autentiche vibrazioni, così normali eppure così intense.

Per iniziativa di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Civita e Fratelli Alinari Fondazione per la Storia della Fotografia, con il patrocinio della Ville de Paris, Genova è la sede conclusiva della grande rassegna dedicata a Robert Doisneau (1912-1994) che in Italia ha già registrato uno straordinario successo di pubblico (qui una nostra recensione della mostra precedente a Milano).

Duecento fotografie originali scattate tra il 1934 e il 1991, con temi che sono i più vari: giardini, lungo la Senna, centro, periferia, bistrot, atelier di moda, gallerie d’arte, la maggior parte in bianco e nero. La Parigi ‘a casaccio’ dell’attrice Sabine Azéma e i busti ortopedici (1985), quella che si ribella con Claude Oudeville, il tipografo di Vercors (1942) che compone a mano Il silenzio del mare. Poi ancora quella dei parigini come Jean Savary, l’ultimo bohémien, quella di Claude, lo scaricatore della rue Mouffetard (1950) e la Parigi che si diverte tra boogie – woogie e be-bop e infine la contemporaneità che irrompe e fa arretrare le botteghe e i bistrot di fronte a grattacieli e palazzoni di cemento come in Place Pinel (1975). Il grande ventre di Parigi sembra donarsi con generosità alla voracità fotografica di Doisneau.

Il Bacio dell’Hotel de Ville (1950) copyright -® atelier Robert Doisneau.

Fotografia ‘umanista’ è questo il termine che viene usato per indicare la poetica di Doisneau e a chi scrive questa recensione piace il Doisneau meno romantico e più ironico, perché l’ironia è la cifra della libertà. Il Doisneau che fa meta-fotografia scegliendo come protagonisti degli scatti altri fotografi in azione, quello che fa esperimenti sociali immortalando le espressioni di stupore, disgusto, eccitazione dei passanti di fronte alla vetrina di Romi, in cui è esposto un quadro con una donna in una posa particolarmente sensuale. Quasi una candid camera che si diverte a provocare reazioni nei passanti, in anni in cui un quadro con un soggetto provocante destava subbuglio. Sembra fantascienza, invece era possibile. Come nella fiction anche con Doisneau a volte l’attimo non è autentico ma a chi interessa se il celebre bacio dell’Hotel de Ville sia una posa o meno?

Non era una missione, quella di Doisneau, non si era sistematicamente imposto di uscire tutti i giorni e fotografare gente e il piacere di uscire e osservare diventa la bussola emotiva che gli permette di non dimenticare mai che la fotografia è un’arte, ma anche un gioco.

Gli innamorati non premeditano le azioni, dovrebbero agire di istinto, di pancia ed è quello che fa il fotografo francese con la sua Ville Lumière. Quello che non è mai mancata è la polvere delle suole consumate, perché amare costringe a percorrere il corpo della propria amata fino allo sfinimento. Doisneau come un elfo dei boschi un po’ dispettoso, soprattutto verso gli studiosi seri che custodiranno le sue foto come cimeli e non sorridono mai, ammette di sentirsi pervaso da «un delizioso senso di gioia» sapendo che molti ignorano che le foto sono frutto di disobbedienze sul lavoro. «Faccio parte della scenografia: francese, medio, statura media, segni particolari: nessuno», ecco il Doisneau che si confonde tra le gente, quasi come un mimo con il viso bianco di cipra, immobile come una statua di gesso, che tutti ignorano e tutto osserva, nell’attesa.

Pont d’Iéna  (1945) copyright -® atelier Robert Doisneau.

Di cosa? «Non lo so» ammette, «però aspetto. Io spero sempre, e quando uno ci crede con forza è difficile che qualcuno non finisca per arrivare»1.

1Le citazioni di Robert Doisneau tratte da un testo del 23 ottobre 1984 e le foto sono per gentile concessione dell’Ufficio Stampa Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura.

ROBERT DOISNEAU Paris en liberté
29 settembre 2013 – 26 gennaio 2014 Genova, Palazzo Ducale, Sottoporticato
Orari. martedì-domenica 10-19 | lunedì 14-19 Ingresso. intero € 11 | ridotto € 9 | ridotto speciale € 4

sito web.www.palazzoducale.genova.it  www.doisneaugenova.it


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