Roberto Calò: ritratti di spirito e carne

Roberto Calò, Ritratti

di Sonia CoscoRoberto Calò è un giovane artista siciliano la cui ricerca artistica si concentra in particolar modo sullo studio dei ritratti. Inquietanti, intensi, spesso tagliati da fasci di una luce esteriore, ma soprattutto interiore.

Ci racconti qualcosa del tuo percorso professionale?
Fin da piccolissimo il disegno è stato uno strumento di sfogo molto particolare che non ho mai abbandonato. Presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo ho avuto modo di sviluppare una buona parte dei miei strumenti tecnici. Durante il biennio specialistico a Carrara sono entrato in contatto con un ambiente più attento all’attività espositiva gestita in alcuni casi da Omar Galliani. A Carrara ho avuto modo di misurarmi con artisti di diverse culture e da ognuno ho potuto trarre una visione differente del mondo dell’arte. A Lisbona ho avuto modo di approfondire i miei interessi per l’anatomia presso il Teatro Anatomico della facoltà di Medicina della stessa città e di entrare in contatto con un ambiente artistico che mira al confronto col resto d’Europa. Lo studio delle tecniche pittoriche intrapreso in questi anni mi ha consentito di rendere più fluida la mia esperienza pittorica. Ho fatto esperienza nell’ambito della scultura con l’artista Aron Demetz per due anni a Carrara e poi all’interno del suo laboratorio in Val Gardena. Tramite Demetz mi è stato possibile entrare in contatto con un modo di intendere l’arte che prescindesse il più possibile da pregiudizi formali o concettuali. In accademia, accanto a Demetz, si era sollecitati a riformulare continuamente le proprie chiavi di lettura. Nonostante Demetz utilizzi strumenti che appartengono al bagaglio tradizionale, invita a mettere le capacità a servizio delle idee e a leggere le arti plastiche come astrazioni che si tratti di figurazione o no. Tra i riferimenti culturali che sostanziano la mia ricerca artistica assumono particolare rilievo i contributi di quegli autori le cui posizioni teoriche trovano una matrice comune nel pensiero morfologico di Johann Wolfgang Von Goethe, come Hans Sedlmayr (con “La luce nelle sue manifestazioni artistiche”) o Aby Warbourg (col suo atlante “Mnemosine”) e anche Georges Didi-Huberman (in particolare con il suo “La pittura incarnata”).

Roberto Calò, Ritratti

Quando hai iniziato a occuparti di ritratti?
Il viso umano mi ha sempre attratto moltissimo. Ho sempre avuto la tendenza a osservare molto la gente interrogandomi sulle sensazioni che suscitano in me lineamenti, posture, sguardi, gesti, volontari e involontari. Mi chiedo che cosa significhi la carne da un punto di vista animico. Uso la mia vista per tentare di gettare lo sguardo dentro i corpi. Sicuramente mi sono specializzato nello studio del ritratto presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. In tale ambito ricordo le parole di Nino Giafaglione, al quale devo molti dei miei strumenti tecnici, che invitandomi a studiare Antonello da Messina diceva: «Guarda questi ritratti… si sente quello che pensano!». Credo di avere maturato l’idea di concepire la pittura, e in particolare il ritratto, come un organismo vivente.
Ogni mio sforzo si muove in direzione del conferire vita, carne e sangue. Tuttavia concepisco il ritratto come ritratto interiore.

I tuoi visi sembrano esprimere spesso inquietudine, che storie nascondono? Da cosa ti lasci ispirare?
Il mio lavoro è a servizio di una ricerca interiore. Diciamo che ho una certa tendenza per i viaggi interiori tramite sogni lucidi o profonde meditazioni da cui cerco di lasciare emergere immagini appartenenti a una cosmologia interiore. Quando faccio questo tipo di esperienze entro in un mondo che si esprime tramite suoni e immagini molto forti e qualche volta inquietanti o difficili da elaborare e interpretare. L’unico modo che ho di appuntare tali esperienze è con disegni più simili a scarabocchi che poi verranno sviluppati tramite l’uso di modelli, fotografie e forse infine attraverso un dipinto. Anche la semplice osservazione della realtà rappresenta per me una grande fonte di ispirazione, considero l’atto stesso del vedere come uno strumento straordinario. Nella mia ricerca pittorica ho sentito l’influenza di alcuni artisti che hanno usato la luce per esprimere moti dell’animo come, per nominarne alcuni: Leonardo, Rembrandt, Ribera, Ruskin, Segantini, Turner, Previati, Rothko, Lopez, Nerdrum.

La tua poetica
Nella lingua latina il concetto di luce viene distinto in lumen, che indica la luce esterna che illumina le cose, e lux, con cui si intende la luce in termini metafisici, la luce dell’anima. L’uso di un linguaggio luministico nelle mie opere mira a esprimere una compenetrazione di questi due aspetti. Io intendo l’opera come una sorgente, come una manifestazione di energia, dove la luce ha il ruolo di veicolare la percezione all’incontro tra materia e spirito. Il soggetto principale dei miei dipinti è forse la condizione spirituale dell’uomo che traspare dalla carne.

Roberto Calò, Ritratti

Prossimi lavori?
Difficile dire in che direzione si andrà, specie se si parla di una ricerca poetica. Ho tanti piccoli progetti in gestazione, è sempre stato così, e poi questi progetti ne ispireranno altri… .
Attualmente sto lavorando sulla sospensione, sulla trasparenza e la delicatezza di corpi che si dematerializzano mettendo in luce la loro essenza effimera.

Sito web. robertokalos.blogspot.it


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