Siate candidi come colombe ed astuti come serpenti. Moniti evangelici in tempi di crisi

Catalogo della mostra Siate candidi come colombe ed astuti come serpenti

di Anna CastellariSoltanto tre anni fa, la regione più orientale del Nord Italia era stata definita “seria e operosa”, da un punto di vista culturale, nientemeno che dallo storico Luciano Canfora – che, manco a dirlo, è spesso ospite di una delle rassegne più importanti in regione, èStoria. Oggi, Cesare Lievi, alla guida del Teatro Giovanni da Udine, definisce in un’intervista al Piccolo la città friulana “grezza e reazionaria”. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Tra tagli alla cultura e pressapochismo da provincia, spuntano nuove iniziative. Che fanno ben sperare.

Questa regione è strana. È un luogo da cui scappare, se si hanno progetti e voglia di emergere. Ma è anche il posto in cui tornare, se si desidera ricevere stimoli più freschi di quelli che si riesce ad avere in città. Così ne parlava Luciano Canfora, intervistato dal Messaggero Veneto nel 2010: “Non sono un cittadino di questa terra, quindi è evidente che il mio giudizio non può essere che quello di un lettore di giornali. Seguo sulla stampa le vicende friulane, mi piace tenermi aggiornato: e noto che, in genere, il Friuli Venezia Giulia spicca per serietà. Serietà che definirei estrema. Considero la vostra regione, appunto, una sorta di avanguardia, in ambito italiano”.

Nel 2010, anche Cesare Lievi, come rileva un articolo apparso sul Friuli, era approdato con entusiasmo alla guida del Teatro Giovanni da Udine: voleva rilanciarlo “come polo culturale, produzione di spettacoli, coinvolgimento dei giovani e attenzione alla drammaturgia friulana”, forte del fatto che “la realtà culturale del Friuli Venezia Giulia è vivacissima. È un fatto di cui dovete andare molto fieri”. Oggi, definisce la città – non soltanto il teatro e le istituzioni, ma proprio l’intera città – “grezza e reazionaria”.

Dov’è la verità? Difficile fare un discorso generale. Certo, i tagli alla cultura in una regione che un tempo, anche grazie all’autonomia, erano più che abbondanti, sono stati enormi. Nel luogo che ha fatto di Mittelfest, Pordenonelegge, le Giornate del Cinema Muto, Far East Film Festival, èStoria – e l’elenco potrebbe continuare – i propri stendardi, la cultura è, da molti più anni di quanto si possa immaginare, un business. Specie per quanto riguarda cinema e letteratura.

Ma anche l’arte ha avuto la sua parte. Del 2010 è l’inaugurazione di PArCo (all’interno del Parco Galvani e in un’altra sede, quella di via Bertossi), il centro d’arte contemporanea di Pordenone, che però dopo tre anni fa i conti con carenza di fondi e – viene da pensare – con una mancanza di un solido progetto culturale. Tanto che oggi, dopo anni in cui il gratis sembrava essere un dictat imprescindibile, le mostre sono diventate a pagamento. Niente di male, per carità, ma un biglietto per abituare le persone al concetto che l’arte non si fa con l’aria non sarebbe stato così fuori luogo fin dall’inizio – anche se i numeri dei visitatori, di certo, non sarebbero stati gli stessi.

La sede di PArCo2, destinata alla riconversione ad altri usi, durante una delle mostre

Non soltanto: è ormai certa la notizia che gli stabili di Via Bertossi, sede di PArCo2 e di importanti mostre fotografiche (l’ultima delle quali la bella Aftermath. Changing cultural landscape, ma anche una collettiva curata da Italo Zannier, e una mostra splendida, dedicata a Jim Goldberg, con cui aveva aperto) sono da riconvertire ad altri usi, secondo quanto si dice in un articolo del Messaggero Veneto del 29 marzo.

L’Amministrazione comunale è stata, forse, più attenta a far parlare di sé con grandi mostre, gratuite appunto, che a trarre spunto da un’importante lezione di “come si fa cultura”, come quella impartita da Vastagamma (Artisti emergenti, discipline emergenti, sede allagata, cultura sotterrata. Non si vede, ma ci siamo ancora!), associazione che ben prima di PArCo organizzava in città mostre d’arte, incontri e performance (e che dal 2010 ha perso la sua sede, allagata da una piena del vicino fiume Noncello, e non ne ha ancora ottenuta un’altra). Non si è mai pensato di appaltare a nessuna realtà già esistente, come questa, la gestione degli spazi museali. O, almeno, di concedere una parte di questi all’associazione.

Tanto che oggi, in attesa di un nuovo spazio, Vastagamma sarà presente con altre realtà nel nuovo spazio di Udine, l’ex Upim Palazzo ConTemporaneo. Finalmente, a partire dal 12 aprile la struttura riunirà molte tra le realtà già attive in regione nell’ambito dell’arte contemporanea. Anche se solo per un mese e qualche giorno: infatti, in seguito sarà demolito.

Proprio il contrario di ciò che è avvenuto a PArCo: in tre anni di attività del museo pordenonese, sono state ben poche le iniziative culturali che l’ente ha proposto in favore dei giovani artisti locali. Che, pure lì, non mancano. Possibile che non si sia fatto nulla, o quasi, per avvicinarli e metterli a confronto con quelli del resto d’Italia e, perché no, d’Europa?

Qualche incontro che faceva ben sperare, a dire la verità, a PArCo c’è stato. Quello con Patrizia Re Rebaudengo, ad esempio, che nel 2010 venne a parlare della propria esperienza piemontese nella cittadina friulana. E un altro, con gli ospiti delle residenze che lì si organizzano, giovani curatori stranieri che sono passati per Pordenone, a dire la propria sull’arte. Tutto questo, anche grazie all’intermediazione di Marco Minuz, che dalla sua nascita collabora con il centro d’arte pordenonese.

Ludovico Bomben, Across – Siate candidi come colombe ed astuti come serpenti

Oggi, oltre queste ombre, s’intravvede la luce. Una mostra in una zona ancora più isolata, Castions di Zoppola, a venti minuti dalla città, ridà speranza a chi si occupa d’arte, di cultura, o a chi ne è un semplice appassionato. Si chiama Siate candidi come colombe ed astuti come serpenti, suona come un monito alle nuove generazioni, ed è proprio Minuz a occuparsene, insieme a Ivo Boscariol. «Sono stato contattato dall’assessore alla cultura di Zoppola per dare slancio a questo bellissimo spazio» spiega davanti a un aperitivo, alle prese con l’allestimento e l’imminente inaugurazione. «Volutamente, in questa mostra non sono presenti opere pittoriche, ma solo installazioni, fotografia e videoarte. Non a caso: abbiamo voluto portare il contemporaneo, che da troppo tempo mancava nella provincia pordenonese e anche in Friuli Venezia Giulia».

Il titolo della mostra di Castions, e le opere in esse esposte, sono davvero emblematici del periodo storico che si sta vivendo. Secondo Marco Minuz, “l’intento è quello di raccontare i nostri difficili tempi attraverso una selezione di opere di giovani artisti. Loro, gli artisti, diventano testimoni di appartenenza ad una generazione che oggigiorno vive momenti di grande difficoltà e disorientamento, ma sono contemporaneamente simboli di determinazione, perseveranza e fedeltà rispetto ai propri bisogni più interiori. […]”1. Il titolo è tratto da una citazione dal Vangelo di Matteo. Gesù invia i suoi discepoli per il mondo a diffondere la sua Parola, e dà loro questo consiglio: di essere, appunto, candidi come colombe e astuti come serpenti, per non perdersi opportunità e raggiungere i propri obiettivi. Queste parole “hanno rappresentato la perfetta formula per riassumere quanto detto e per abbracciare questa moltitudine di sensibilità artistiche”2.

Colpisce la scala sospesa nel nulla di Ludovico Bomben, nella corte interna del palazzo. Si chiama Across ed è sospesa nel vuoto, ma retta da solide basi (due corde attaccate al pavimento che sostengono la scala). “Il mondo” scrive Bomben “ammette e richiede azione, per la formazione del carattere e degli strumenti utili ad affrontare le complessità della vita”. Al secondo piano, il suo rosario lungo 43,6 metri (R436) invita a una riflessione sul concetto di spazialità, formando al tempo stesso la silhouette di una chiesa.

Chiaralice Rizzi, Nell’attimo che non si aggiusta ma sopravvive lucente mentre scappa – Siate candidi come colombe ed astuti come serpenti

Sono sospese in uno spazio di spiritualità e, al tempo stesso, di azione, i lavori Nell’attimo che non si aggiusta ma sopravvive lucente mentre scappa, diversi scatti consecutivi a opera di Chiaralice Rizzi, che immortala una cascata di montagna. Paesaggi della vita e della mente tanto cari all’artista fotografa veneziana, già vincitrice nel 2012 del Premio della Fondazione Fotografia di Modena.

La mostra, labirintica, fa scoprire al visitatore molti mondi e visioni, modi di interpretare quella sorta di monito evangelico contenuto nelle parole di Matteo. Per esempio Gianni Moretti, artista perugino che sorprende i visitatori che si avvicinano alla sua opera La seconda stanza tramite un sistema che attiva i campanellini su fili a formare un perimetro ogniqualvolta ci si avvicina. O l’opera di Roberto De Pol, che introduce lo spettatore in un universo precario, facendolo letteralmente entrare in una stanza in cui regna l’instabile, fatto di legno, acqua che scende dall’alto con un suono che scorre costantemente, in una pioggia perenne, cavi, nastro adesivo e molto altro ancora. C’è anche un omaggio sospeso su una corda, fatto di lampadine e quotidiano, ai Tempi bui che Lorenzo Missoni fa trovare al piano terra della mostra.

Max Rommel, SenzaTitolo (still da video) – Siate candidi come colombe ed astuti come serpenti

Subito dopo, la video arte di Max Rommel porta l’artista pordenonese, che già lavora con la fotografia da molti anni, a sperimentare nuovi media. Al piano superiore, Kaleido di Maria Elisabetta Novello fa toccare, guardare, girare due caleidoscopi in cui la cenere è l’ingrediente propulsore, attraverso cui la realtà assume continuamente forme diverse, mai uguali a se stesse. Presenti inoltre Michele Spanghero con un’installazione sonora e Paolo Polloniato, che con L’avitomutoide e La vie privée declina in chiave personale e assolutamente innovativa la tradizionale tecnica ceramica della sua zona di provenienza, Nove, in provincia di Vicenza.

La mostra è visitabile fino al 12 maggio. In seguito, sarà portata a Treviso, allo Spazio TRA. È accompagnata da un minimalista catalogo in formato moleskine, che richiama – volutamente – le fattezze di un breviario, in cui le opere vengono rappresentate, invece che con le “solite” fotografie, tramite disegni in bianco e nero di Ezio Faleschini, con il contributo del filosofo Massimo Donà. In programma – verrebbe da dire, finalmente – laboratori e incontri a tema.

Siate candidi come colombe ed astuti come serpenti
Galleria Civica d’Arte Celso e Giovanni Costantini
Piazza Indipendenza, Castions di Zoppola

Orari. Sabato e domenica dalle 15 alle 19
Ingresso libero
Sito web. www.prolocozoppola.it

1 Marco Minuz in Siate candidi come colombe ed astuti come serpenti, a cura di Marco Minuz, ©Comune di Zoppola e autori 2013, p. 43.
2 Ibidem, p. 45.


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