“Speciale USA” – James Turrell a Las Vegas

di Silvia ColomboCon il secondo numero di gennaio inizia un breve viaggio negli Stati Uniti (California, Nevada e Arizona), che ci porterà alla scoperta del panorama artistico contemporaneo di una porzione di territorio oltreoceano. Oggi parleremo dell’installazione ambientale che James Turrell ha eseguito all’interno di un lussuoso centro commerciale di Las Vegas.

James Turrell, Shards of color (2013) – Las Vegas, Nevada
Foto di Silvia Colombo

Se, ancora oggi, si può parlare di “sogno americano”, sicuramente il punto di partenza e approdo di questo lungo viaggio è Las Vegas, un luogo artefatto dove tutto (o quasi) è concesso, purché – beninteso – si abbiano soldi da spendere.
Luci, suoni – di voci, di jingle, di slot machine e monete che scendono, mai troppo copiose –, zampilli provenienti dai giochi d’acqua del Bellagio e strade che si intrecciano attorno agli alberghi, ai casinò e ai negozi sono gli elementi che compongono ciò che vi attende ogni giorno dell’anno in questa “isola felice” in mezzo al deserto del Nevada, al centro dell’immaginario filmico e dell’industria del divertimento da almeno cinquant’anni.
Una spazialità labirintica che, volutamente, tende a confondere il visitatore e intende stravolgere gli orari regolari cui siamo abituati: non ci sono il giorno e la notte, l’ora del pranzo e quella del sonno, ma solo e ancora una volta Las Vegas.

Interno del centro commerciale Crystal; da lontano è visibile l’opera ambientale di James Turrell. Foto di Silvia Colombo

In altre parole: una lunga via, la Strip, su cui affaccia la maggior parte degli edifici, dagli alberghi storici ai più recenti “mall”, per cui sono state chiamate archistar del livello di Daniel Libeskind. Tra queste nuove strutture figura l’MGM Grand Resort, di cui fa parte il centro commerciale Crystal, ove si è cimentata l’abilità di uno degli artisti ambientali più acclamati del momento – al punto da essere definito la “Beyoncé dell’arte”¹ –, James Turrell².
Solo per farvi qualche esempio: la mostra cui è protagonista al LACMA di Los Angeles fa sold out ogni giorno (e disperate pure, anche il catalogo è terminato)³, altri suoi lavori sono esposti presso lo Spencer Museum of Art, in Kansas, e da appena una manciata di mesi ha chiuso la personale a lui dedicata, allestita presso il Museum of Fine Arts di Houston.

James Turrell, Shards of color (2013) – Las Vegas, Nevada
Foto di Silvia Colombo

La sua presenza a Las Vegas, libera e accessibile a tutti, si configura perciò come dialogo aperto con un “non-luogo” per eccellenza, ove trascorrono il tempo migliaia di persone che, quotidianamente, sono a caccia dell’acquisto perfetto. Si tratta di luoghi preesistenti, stanze di passaggio o punti di sosta e attesa che perdono il loro anonimato grazie alla collocazione di “frammenti di colore” (Shards of color è il loro titolo in linglese) subitanei e inaspettati.
Il posizionamento di corpi illuminanti che cambiano gradualmente colore in corrispondenza dei violenti passaggi d’angolo e delle aperture irregolari, tipici delle architetture di Libeskind, è sufficiente per variare la percezione di uno spazio ed essere definito “opera d’arte”?
A giudicare dallo spazio, sensibilmente metamorfico a seconda della prevalenza di tinte fredde o calde, forti o tenui, la risposta parrebbe affermativa. E per quanto concerne la definizione di “opera d’arte”, essa non spetta certo a noi: il risultato parla chiaramente da sé.


¹ Maxwell Williams, James Turrell competes with the bright lights of Las Vegas, in “Whitewall”, 24 giugno 2013.
² Oltre al Crystal, Turrell ha compiuto un’installazione permanente anche all’interno dell’imponente edificio monomarca Louis Vuitton, sempre sulla Strip di Las Vegas.
³ Per chi volesse visitare una mostra decisamente più vicina, è sufficiente andare a Villa Panza di Biumo (Varese) per ammirare “Aisthesis”, binomio espositivo incentrato sui lavori di James Turrell e Robert Irwin.

 


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