Un viaggio attraverso Il Volto del 900

Pablo Picasso, Ritratto di donna (1938)
© Centre Pompidou, MNAM-CCI/ Georges Meguerditchian/ Dist. RMN-GP

di Jessica Murano Volti trasfigurati, negati, esaltati. L’individuo è il soggetto del discorso dell’affascinante mostra Il volto del 900, che raccoglie capolavori provenienti dal Centre Pompidou di Parigi, visibili a Palazzo Reale fino al 9 febbraio 2014.

Se il ritratto è uno dei generi artistici che accompagna la storia dell’arte sin dall’alba dei tempi, nel Novecento assume un’importanza di primissimo piano, poiché descrive meglio di qualunque saggio o libro l’inquietudine che permea e attraversa questo difficile secolo in cui, alla disgregazione della società ottocentesca, segue la formazione del capitalismo e della società di massa. Gli artisti, si sa, sono quelle figure che storicamente riescono a descrivere prima e meglio degli altri quelle sottili emozioni che si celano nel quotidiano, che riescono a rendere, come amava dire Klee, “visibile ciò che è invisibile agli occhi”.

Questa mostra è un omaggio alle grandi figure che hanno costellato il panorama delle avanguardie, e vanta una selezione di opere di altissimo livello. Sono visibili più di ottanta dipinti e statue provenienti dalla collezione del Musée national d’art moderne del Centre Georges Pompidou di Parigi, organizzate in sei sale tematiche.

La prima sezione, I segreti di un’anima, si concentra su opere fauviste ed espressioniste, mostrando come, agli esordi del nuovo secolo, l’Europa era attraversata da una profonda inquietudine: colori forti, pennellate aggressive ed esasperate creano ritratti in cui l’interiorità e le emozioni diventano il vero soggetto del discorso.

Frantisek Kupka, Il rossetto (1908)
© Centre Pompidou, MNAM-CCI/ Jean-Claude Planchet/ Dist. RMN-GP

La seconda sezione, Autoritratti, è quella che ha maggiormente colpito chi sta scrivendo questo articolo. L’autoritratto come confronto con se stessi, come ricerca interiore, come espressione di individualità. Delaunay descrive se stesso con colori freddi e stridenti contrasti cromatici. Il suo volto è pensieroso e accigliato, pare non gli vada a genio qualcosa. Il verde è il colore predominante, e nell’armonia compositiva che permea la composizione, si colgono chiaramente gli echi fauvisti e cubisti che hanno attraversato le fasi della sua pittura. Ivan Puni, al contrario, è freddo e austero, un ritratto realistico dallo sguardo profondo e interrogativo, che pare celare domande esistenziali. Vlamnik ha un sé cubista, dai contorni spigolosi e dal volto paffuto; Severini un ritratto frantumato dall’estetica futurista.

Segue una sezione di statuaria, in cui si evidenzia come gli artisti si confrontarono con la plasticità e la tridimensionalità del corpo.

Francis Bacon, Autoritratto (1971)
Olio su tela © Centre Pompidou, MNAM-CCI/ Philippe Migeat/ Dist. RMN-GP

Quindi, un’intera sala dedicata all’estasi surrealista, dove spiccano le opere di Magritte, dal celebre Stupro al Ritratto di Georgette. Qui la sfera sessuale è predominante, e i ritratti più che ritrarre il soggetto, sembrano voler inquietare, spiazzare, destabilizzare lo spettatore. Spicca L’imbecille di Max Ernst, e la coloratissima Testa maschile di Mirò. Dall’onirico al disagio, il titolo della sala successiva è sufficientemente eloquente: Caos e disordini o l’impossibile permanenza dell’essere. Le forme non seguono più una logica, il segno è frammentato, l’immagine diviene inafferrabile e con essa anche il ritratto che mette in scena. Lo sguardo della Donna con cappello di Picasso ne è la prova, così come il Ritratto di Michel Leris realizzato da Bacon.

Si arriva quindi, in un percorso che segue una cronologia dai labili contorni, alla ritrattistica premoderna. La sezione intitolata “Dopo la fotografia” evidenzia quella differenza di stile che si consuma tra le precedenti opere della mostra e queste, che presentano uno stile pre-fotografico ed essenzialmente celebrativo, ma ancora fortemente legate a un’introspezione psicologica del personaggio. Così l’opera di Tamara de Lempika, Kizette al balcone ha già un’inquadratura squisitamente fotografica, anche se la resa pittorica è ancora realistica. Il curatore ha inserito anche un’opera del periodo “due punto zero”: l’americano Chuck Close propone una rivisitazione della pop-art in chiave contemporanea, dove predominano il grande formato (259,1 x 213,4 cm) e i colori accesi e vivaci.

Nel complesso, la mostra si distingue per un’ottima curatela e un interessante percorso tematico. Lo spettatore è invitato in un viaggio nel secolo scorso in cui, grazie al genere del ritratto come oggetto del discorso, emerge in tutta la sua chiarezza quella profonda indagine che gli artisti si prodigarono a fare con dovizia, trattando il soggetto ora come vaso di pandora dal quale estrarre i più intimi segreti, ora in modo sarcastico, ora trasfigurandolo e giocando con esso.

Il volto del 900
Milano, Palazzo Reale | fino al 9 febbraio 2014

Orari. Lunedì 14.30-19.30 | martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30 | giovedì e sabato 9.30-22.30
Ingresso. Intero 11 € | Ridotto 9,50 €
Sito web. www.ilvoltodel900.it


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