Una visita al museo: istruzioni per l’uso

La GAM di Torino

di Silvia ColomboPer l’allestimento della collezione permanente di un museo meglio scegliere un criterio storico, che procede cronologicamente, oppure tematico? Vediamo alcune scelte, a livello nazionale e internazionale, con un affondo più mirato sulla GAM di Torino.

Ogni volta che entriamo in un museo mettiamo piede, consapevolmente o meno, in un complesso meccanismo storico-culturale. Noi ci guardiamo attorno, attraversiamo uno spazio, forse senza pensare che, dietro a un percorso museale, c’è il lavoro di un team curatoriale desideroso di mostrare, ma soprattutto di far comprendere al visitatore-tipo le collezioni permanenti che esso possiede (un discorso a parte andrebbe fatto per le esposizioni temporanee).

In che modo? Il compito – rendere espliciti ai più gli intrecci culturali, il contesto storico e i movimenti artistici cui le opere fanno riferimento – appare molto arduo.

La museologia, dalla fine del Settecento fino alla metà del Novecento, ha preferito, in linea di massima, un criterio storico e una divisione geografica per scuole. Il che, se ci pensate, funziona ancora oggi: ce lo dimostrano esempi come il parigino Musée du Louvre, percorribile anche per itinerari ridotti, in linea con i programmi didattici delle scuole, o il Metropolitan Museum di New York, che esplora l’arte del mondo per tappe continentali.

Il discorso potrebbe differenziarsi nel caso in cui l’oggetto dell’allestimento fossero opere di arte contemporanea. A questo punto, entrerebbero in gioco – come soluzioni possibili – quelle che Karsten Schubert, nel suo libro, definisce “installazioni astoriche”, che hanno dunque “abbandonato la cronologia e il processo evolutivo per mettere in evidenza affinità estetiche”1. In altre parole, di che cosa si tratta? Di allestimenti in cui le opere sono accostate scegliendo criteri estetici simili e in cui la storia si infrange e disintegra davanti agli occhi dello stile.

I rischi, se non si compiono scelte adeguate, potrebbero essere molti – la perdita dell’attenzione e la confusione del fruitore in primis. Di nuovo, parafrasando le parole della Schubert, si rischierebbe di mettere in gioco le conoscenze del visitatore digiuno di storia dell’arte e di “disorientare”, invece di informare2.

Sala delle Turbine – Tate Modern di Londra

Ma veniamo al dunque, scoprendo qualche altra carta, di musei virtuosi e meno virtuosi. Tra chi ha messo in pratica l’allestimento tematico c’è la Tate Modern di Londra, che di solito è sinonimo di successo.

Sembra non smentirsi, nemmeno in questo caso: al Level 4 della struttura è allestita la sezione Structure and Clarity, una stanza dedicata all’arte astratta o costruttivista degli anni tra le due guerre. Attorno a questo nucleo centrale si sviluppano spazi in cui lavori multimediali (video, film, installazioni…) e opere contemporanee mostrano l’impatto di queste ricerche. Un itinerario che, in qualche modo, rimane radicato a una linearità storica progressiva.

In Italia, il MAMbo di Bologna ha optato per la medesima scelta, ma è pure sceso a compromessi: le sue collezioni sono suddivise in nove aree tematiche, è vero, ma scandite secondo criteri temporali omogenei (le acquisizioni compiute alla Biennale veneziana del 1968, l’Arte povera, l’Informale…).

In direzione opposta va, invece, la GAM di Torino, che di recente ha deciso di riallestire le collezioni permanenti basandosi quasi esclusivamente sul criterio estetico-stilistico.

Quando sono rientrata, dopo anni, negli spazi del museo, ammetto di aver rimpianto la precedente disposizione, che metteva chiaramente in evidenza i momenti principali dell’arte contemporanea attraverso le voci delle sue collezioni.

GAM di Torino, stanza dedicata all’Arte Povera

Ora, ogni opera dà l’impressione di affollare le stanze, è lì, ma non riesce a stringere un legame profondo con l’ambiente in cui si trova e, soprattutto, con i lavori che le stanno accanto.

L’esposizione, scandita su due piani, è a sua volta suddivisa in quattro nuclei, rispettivamente: Anima, Malinconia, Informazione, Linguaggio.

Ogni tema, scelto da un professore esterno al museo e soprattutto lontano dalle discipline storico-artistiche (ma l’interdisciplinarietà non è un problema), è reso esplicito tramite un pannello posto all’ingresso delle sale, ma non basta.

Non è sufficiente lanciare il visitatore in un itinerario che ha, come elemento d’appiglio, le espressioni della “spiritualità e della sacralità”, piuttosto che “uno stato d’animo”, senza fornirgli una base conoscitiva più che solida. Qualche pannello didattico si manifesta, come un’apparizione, in maniera saltuaria, ma non è un utile strumento informativo.

Otto Dix, Il Marinaio Fritz Muller da Pieschen (1919)

Perciò che ci faranno mai, vicini e solidali, un ritratto di Savinio e un video – con cornice lignea barocca di Mat Collishaw? E ancora, perché dopo una stanza dedicata all’Arte povera ci imbattiamo in uno degli elementi di punta del museo – Il Marinaio Fritz Muller da Pieschen di Otto Dix?

Con l’amaro in bocca e con tanti punti interrogativi che spuntano nei suoi pensieri, il visitatore si lascerà alle spalle la GAM, senza aver colto il senso di collezioni che, di per sé, hanno un valore davvero notevole.

——

1 Karsten Schubert, Museo. Storia di un’idea. Dalla Rivoluzione francese a oggi, Il Saggiatore, Milano 2004, p. 165.

Ibidem.

 


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