Under pressure. Salisburgo e il passato della politica fotografato

di Valentina Bertoli Il Museo di Arte Moderna di Salisburgo vanta un patrimonio fotografico di oltre diciassettemila opere. La mostra Under pressure presenta le ultime acquisizioni nella cornice contemporanea della sede sul monte Monchsberg, che domina il centro storico baroccheggiante della città.

Arno Gisinger, Serie Konstellation Benjamin – Walter Benjamin en exil (2005-2009). Fotosammlung des Bundes/ Österreichische Fotogalerie/Museum der Moderne Salzburg

La domanda che guida la visita è chiara: cosa significa vivere under pressure? Lo cantavano anche i Queen: è «il terrore di sapere cosa significa esattamente questo mondo». E le opere esposte sono alcuni tentativi per elaborare i vissuti in terre di conflitto, di rivoluzione e di trasformazione politica. Da qui il sottotitolo, Politics in contemporary photography.

Il primo frammento per cominciare a ricostruire un’identità individuale e collettiva viene proprio dai luoghi quotidiani, da quegli spazi che lasciano le tracce degli eventi e che determinano il nostro vivere, le abitudini, i pensieri.

La serie Konstellation Benjamin di Arno Gisinger fa luce su questo aspetto: le lettere scritte da Walter Benjamin in esilio abitano le stanze di un hotel della costa, escono dai métro parigini, popolano le strade in cui ha peregrinato il pensatore tedesco, contaminando questi luoghi con l’inquietudine che le ha originate. Ebreo marxista, Benjamin ha lasciato la Germania nazista nel marzo del 1933 con la speranza di raggiungere gli Stati Uniti, ma nel 1940 si vede negare il visto per attraversare la Spagna e raggiungere così Lisbona per imbarcarsi. Quegli anni in fuga tra luoghi sconosciuti, contraddistinti da una cultura europea diventata a lui estranea, hanno esasperato la percezione dell’incertezza fino al suicidio.

Sintomatico diviene allora il titolo del progetto fotografico di Markus Obendorfer, Autrement on devient fou. L’autore riprende il lavoro di bunker archéologie di Paul Virilio: i bunker tedeschi abbandonati lungo le coste della Francia, fotografate con tutta la poesia dei loro colori, sono gli elementi estranianti del paesaggio, come i fantasmi di un passato doloroso, capaci però di farci riflettere su quanto accaduto e ancora accade.

Oliver Ressler, Untitled, Geneva 03.06.03 (2004) Fotosammlung des Bundes/ Österreichische Fotogalerie/Museum der Moderne Salzburg

Ma ci sono anche monumenti che non esistono più, assenze come non-presenze che rimandano comunque a qualcosa. La ricostruzione di Krzysztof Pijarski e Isa Rosenberg di Varsavia e i monumenti politici riporta vecchie immagini di giardini e piazze che ospitavano busti o statue di eroi comunisti, ma che recano ora, come traccia di una rimozione, solo una toppa d’asfalto. I monumenti eretti per ricordare al popolo la strada eroica sono stati abbattuti e al loro posto niente è stato ricostruito, lasciando un vuoto interpretativo nella memoria di tutti.

Gregor Sailer, Serie: Closed Cities (2011) Archivpapierprints. Österreichische Fotogalerie/Museum der Moderne Salzburg

Operazione facile con delle statue, forse, ma non con quartieri che le architetture totalitariste hanno imposto al paesaggio urbano e ai loro abitanti. Monumenti abitati per rafforzare il progetto politico che li anima, come emerge nella sezione Closed Cities attraverso le foto di Gregor Sailer dei quartieri nell’ex Unione Sovietica, o di Markus Krottendorfer delle imponenti infrastrutture cinesi in costruzione.

«Apprendre à vivre con i fantasmi» forse è quanto si può fare in questi spazi che chiedono un confronto. Camuffano le emozioni che li attraversano ma non vogliono essere ignorati. «E questo essere-con gli spettri sarebbe anche, non soltanto ma anche, una politica della memoria, dell’eredità e delle generazioni» (Jacques Derrida, Spettri di Marx).

Under pressure

Museum der Moderne Salzburg Mönchsberg
Mönchsberg 32, Salisburgo
Fino al 2 marzo

www.museumdermoderne.at


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